Lo Zen e l’arte sociale della manutenzione del kebab

Quartiere. Il tuo orto di protezione, la sfera di nutrimento che ti preserva dalla scarsità umana delle metropoli. A Centocelle, Roma, via dei castani angolo via delle acacie, vive la bottega di quest’uomo illuminato. Non stiamo nemmeno a a parlare del fatto che esegua uno dei migliori Kebab della capitale. In questo bugigattolo fluorescente di luci, picchettato di occhi di Allah lui fa lavorare alacremente uno stuolo di fratelli, e nel frattempo intrattiene il popolo incredibilmente vario che fa fila chilometrica sul marciapiede e tra le macchine fino in strada.

Sempre premuroso, elegante, affabile, sorridente, profondo, Ciro riesce prodigiosamente a far sentire pienamente a casa tutti: i pischelli tatuati, quelli chimici che si muovono a scatti, le ragazzine cinguettanti devastate dal trucco, gli immigrati da ogni angolo di mondo, gli intellettuali di ritorno, gli evangelici, i mormoni e gli geova con le eterne cartellucce sotto il braccio che predicano per le piazze e qui rifiatano e ingrassano, i single piegati dalla solitudine, le mamme già sfasciate a trentanni con le carrozzine in fila, tutta la sgherra umana sporca o pulita di cui son piene le strade e a cui di solito la fretta ti fa prestare poca attenzione. Ciro è il Quartiere, e lui una specie di Lord sociale,quasi un’esperienza spirituale, un modello di maternage della clientela da cui le carogne dei gestori telefonici e i business-teorici della fidelizzazione del cliente di ogni mondo farebbero meglio a prendere d’esempio.

Le sere vanno via dolci su questo marciapiede del semi-centro popolare , ti ritrovi lì col cetriolino frantumato e i semi di cumino tra i denti che mastichi, mastichi, e lui ti accenna cortesie, intuizioni, pensieri, aneddoti di un passato diverso. Certe volte un dire-non-dire discreto e dignitoso di vecchie storie drammatiche della sua terra, di un qualche suo destino preciso, di una volontà e a un ordine superiore delle cose, di una “fortuna” che non va mai sfidata.

Ciro è precisamente un uomo fortunato, la sua vita è una preghiera laica, un salmo attivo nel concreto di un’esistenza, un motore sociale di comunicazione e tolleranza. Sia lode al destino di questo kebabaro illuminato.

Se passate da Roma e volete nutrirvi e stupirvi, andatelo a cercare, tornerete a casa più leggeri, forse migliori.

3 risposte a “Lo Zen e l’arte sociale della manutenzione del kebab

  1. Il kebabbaro illuminato! Ci devo fare un salto, quella è una zona che conoscevo bene ma che non frequento più, ahimé, da quando la sala biliardo di via delle Camelie chiuse (già sono passati 10 anni, azz…), pressappoco quando noi due si frequentava gli sfresconi – che fine hanno fatto? li vedi/senti ancora? –
    Se vuoi, puoi prendere un qualsiasi mio articolo dal blog – li trovi col tag “giornalismo” – e schiaffarlo qui tra le tue cose. Grazie per l’invito. Cacchio, una volta si potrebbe pure cercare di organizzare una cena a Roma, no? Abrazos

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