Il culo – Breve storia di un’ossessione

Devi essere andata via stanotte o forse, a giudicare bene ciò che ho trovato stamattina accanto a me nel letto, sei ancora qui, non saprei.

Piuttosto, ti sarai ricordata che domani è il nostro anniversario?
Ho aperto gli occhi, mi sono voltato per darti il buongiorno sulle labbra e proprio lì, al posto della tua figura morbida, dei tuoi occhi chiusi, un po’ infossato tra le fragole bassetti del nostro ultimo coordinato, c’era un culo.

C’era il culo, diciamo, perchè è proprio il tuo, ancora caldo di sonno, lo riconosco benissimo dalla preziosa curvatura che mostra, da quelle leggere fossettine che hai in cima alle natiche.

Non ti muovi, non respiri, eppure il culo sembra vivo.

Ho pensato al naso scappato di Gogol, ho preso i vestiti in mano e sono andato in cucina così com’ero, nudo. Ho lasciato correre l’acqua a lungo, ho messo su il caffè e un uovo col bacon che ha preso a sfrigolare. Ho tostato il pane e ho mandato giù tutto in fretta, senza pensare. Ho bevuto mezzo litro d’acqua dalla canna del rubinetto, poi mi sono vestito di fretta e sono uscito di casa.

Ho passato una giornata frenetica in giro per il centro della città, c’erano lavori in corso e incidenti a rallentare i tempi, grossi pullman dell’est muggivano come Gnu, non ho pensato al culo, solo un paio di volte per la verità, mentre guardavo la gente venirmi incontro e non riuscivo a credere all’esistenza di nessuno.

E anche tu, era difficile capire se ti avessi persa o solo, invece, trovata.

Il culo è sempre stato la parte più bella del tuo corpo, un balcone di carne fiorita spinto in fuori con la sfrontatezza di chi sa guardarti nel fondo degli occhi.

Eccomi qui, allora? Dici che sono un tunnel, un’acquasantiera, l’indicibile di una preghiera? E’ questo che vuoi, solo questo? Me, bisogna sapermi prendere, sarebbe meglio che facessi presto, che mi dominassi senza chiacchere per quella via oscena che manifesta il doppio.

Sono entrato in te un anno solo dopo averti conosciuta.

Affascinati e timorosi, così sembravamo.

Se fosse la prima volta sentiresti male, dopo sentiresti me, il lato perduto che batte la parete scura.

Dopo, fumavo una sigaretta riverso tra le lenzuola. Mi sentivo distrutto, annientato, sapevo che non avrei più desiderato altro di te, né amore, né pensieri, né progetti.

Stasera rientro in casa e tu sei ancora lì come t’avevo lasciata, tiepido, con quel fiato iperreale di vita che smuove gli oggetti di sostanza perfetta. La mia vita non sarà più la stessa.

*

Eppure, in fondo, sono stati mesi come tutti gli altri. Lunghi giorni m’hanno fatto comprendere la diversa cura di cui avevi amorevole bisogno. Il sollevarti in braccio e collocarti comoda sulla poltrona del bagno, prima di uscire di casa, ogni mattina. Tanti piccoli gesti che ho dovuto trovare, inventandoli dal nulla.

La mia nuova compagna t’ha scoperta per caso entrando un giorno nel servizio sbagliato di casa. E’ successa una tragedia che un’epoca non sarebbe bastata, lei se n’è andata subito dopo sbattendo la porta, il giorno seguente avevo la questura che mi picchiava nervosa alla porta.

Incredibile a dirsi non poterono fare nulla.

Ci fu una denuncia e delle sommarie indagini e un processo per direttissima che sentenziò il non luogo a procedere, considerando che il culo non presentava alcun segno di abrasione o amputazione, solo pelle calda, liscia, deliziosa pesca impertinentemente arrotondata. Considerando, a voler essere stringenti, che nessuno ne aveva denunciato la scomparsa, nè che il culo avesse alcunchè a che fare con precedenti denunce penali.

Ma la mia vita è cambiata, soprattutto da quando il culo, con cui continuo a fare l’amore regolarmente tutte le notti (e vi assicuro che sembra proprio godere dei miei amorosi assalti, a giudicare da come freme sempre, teneramente) ha cominciato poco a poco a rimpicciolire.
Sembrava nulla all’inizio, un’impressione, mi dicevo. Finchè la curvatura deliziosa delle natiche ha cominciato evidentemente ad appiattirsi, l’orifizio si fè fatto più stretto, i miei assalti più difficili e tormentati, le mie notti di riposo più inutili e sfibrate dall’insonnia.

Un giorno la questura si è ripresentata alla porta di casa, di mattina presto. Hanno chiesto di vedere il culo, subito. 

Dopo le opportune verifiche misuratorie, constatando evidentemente la riduzione essenziale di circonferenza e calibro, volevano arrestarmi in tronco. Finalmente mi avevano incastrato, per pedofilia accertata! Disse il brigadiere con una punta di disgusto, ma sembrava invece uno di quei bravi italiani col pizzetto tutto guerra e pace e serial televisivi.

Io pure del resto, d’altezza arrivavo ormai appena allo spioncino del portone. Mi chiesero dove fosse il padrone di casa, gli dissi che ero io, gli feci anche vedere i documenti ma la foto era quella di un signore di una quarantina d’anni.

Non corrisponde, disse il graduato. Non mi credettero. Non ci furono santi. Poi mi chiesero chi erano mio padre e mia madre e perché mi lasciassero in casa da solo.

Non seppi letteralmente che cazzo rispondere.

Un tenente si accucciò vicino a me e mi diede una carezza sulla testa.

Non ti preoccupare ometto, disse, tu sei coraggioso, penseremo noi a te.

Alla fine se ne andarono carezzandomi e sorridendomi tutti, promettendo che sarebbero tornati presto presto.

28 risposte a “Il culo – Breve storia di un’ossessione

  1. eh eh, buona questa del culo (cui notoriamente non faccio mancare il mio endorcement), mi piacciono il modo in cui giochi col termine, la prima parte, l’idea di fondo…forse asciugando qualcosa e lavorandoci con più imoegno ne puoi trarre fuori qualcosa di più compiuto…

  2. a me è venuto in mente kafka o meglio il suo gregor samsa, senza però quell’angoscia spessa. qui c’è accettazione più che rassegnazione.
    in ogni caso bella roba l’iperbole 🙂 ml

  3. è squiistamente maschile, il pezzo, non l’osssessione, ché ne conosco di femminili identiche. meraviglioso il gioco della parte, con quel rimpicciolirsi del tutto. (lo ricordavo più ostico, l’hai smussato?)

  4. Avanti e indietro per un corridoio.
    Passando davanti a porte attraverso cui si notano pile di scartoffie.
    Incrociando dirigenti.

    Ecco come il culo è apparso, accaduto e poi svanito.
    Grazie per la lettura.

  5. La curiosità è stata premiata. Che bel post! Che bell’idea! Niente e tutto parlano in queste parole. C’è una parte che è molto di più dell’intero e consola, strazia, fa sognare. Bravo davvero

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