Psycho 3000 (II) – Rispetto per l’Anima, istruzioni per la Mente

Con una punta di imbarazzo inizio a scrivere la seconda parte.

Stavo per infilarmi in una descrizione dei modelli di comunicazione estrapolati da Richard Bandler e soci che ricalca i tecnicismi dei manuali.

Mi viene in mente allora il brillante pensiero di James Hillman. La via alla salute mentale passa per una rifondazione delle categorie cliniche e diagnostiche in cui il disagio umano viene inscatolato sotto vuoto spinto.

Jim è stato un altro che, negli ultimi quarant’anni, ha provato a far saltare il tavolo concettuale delle istituzioni medico-psichiatriche.

Dietro il dolore c’è un Daimon, un complesso psicologico che fa parte dell’anima.

Il disagio individuale e collettivo della nostra società deriva da un approccio sbagliato. Il Daimon non si cura, piuttosto lo si riconosce e lo si asseconda nella sua opera di creazione di significato, di destino.

L’anima non può essere incisa col bisturi scientifico del DSM-IV. Le pasticche, moderne alleate del lettino, sono strumenti del demonio post-moderno. La malattia è sociale e culturale.

Vent’anni fa la mia analista junghiana mi guardava seria e preoccupata, i giorni che, con trasporto, le parlavo di James Hillman.

So che lei aveva a cuore il buon esito del mio cammino, temeva che il pensiero de-psichiatrizzato di Jim potesse confondere la mia prospettiva, togliermi di dosso quella tensione alla ricerca di un motivo, di una mia responsabilità diretta nelle circostanze problematiche che le sottoponevo.

Vinse lei alla fine, la mia fu una riuscita analisi classica, classicamente lunga e tortuosa e costosa.

Ma a me non è mai passato di mente che i presupposti a monte del suo schema di lavoro hanno plasmato profondamente quell’esperienza, e che quei presupposti, soprattutto, sono fondati nell’humus culturale dell’uomo di inizio novecento.

Diversi presupposti generano esiti differenti.

Sotto il sole della California, quasi cento anni dopo, la Programmazione Neuro-linguistica di Bandler ha provato a ridisegnare la Mappa.

Neo-romantico Hillman, post-scientifico Bandler, da percorsi opposti entrambe rovesciano il lettino, rivoluzionano il concetto di “cura”, si accostano con rinnovata fiducia e rispetto a quel mistero che rimane l’esperienza inconscia dell’uomo.

Non faremo un manualetto tecnico di PNL, parleremo di presupposti, di fondamenti.

Il primo è certamente questo: Inconscio è quello strato dell’esperienza umana che governa i comportamenti automatici del nostro stare al mondo.

Parliamo di gesti e di emozioni, di stati d’animo, di filtri e pregiudizi, di schemi di successo e di fallimento, di esiti dolorosi. Tutto un mondo che ci governa oltre la nostra volontà cosciente ma non così lontano, come appare agli psicanalisti, da non potervi intervenire con le giuste strategie di lavoro.

Non occorre sdraiarsi su nessun lettino né far oscillare alcun pendolo davanti al vostro sguardo attonito, nemmeno faticare per anni, investigando sogni e resistenze e atti mancati.

Inconscio, Ipnosi, Stati auto-ipnotici, sono lì a due passi dalla nostra portata, per niente misteriosi. E questo è già un bel pezzo di rivoluzione.

Inconscio, per fare un banale esempio, è soltanto quello stato parallelo auto-ipnotico che vi guida a casa in perfetta sicurezza nel traffico serale, mentre tutt’altra parte della vostra mente è impegnata al telefono o in astrusi calcoli matematico-esistenziali sul futuro del vostro conto in banca.

Viviamo sul bilico di due livelli di coscienza attivi contemporaneamente. Non c’è scalino né porta da attraversare, solo un Continuum di gradazioni di Stati li connette.

Potete cambiare il vostro stile di guida in funzione delle mutate esigenze ambientali delle strade, se ne avete necessità, intervenire con la consapevolezza e ridisporre i termini dei vostri programmi automatici semplici.

Ho partecipato a una cinquantina di giornate di esperienza d’aula da discente, una trentina da docente.

Ho visto e sperimentato il passato che rivive nel presente per essere re-impresso con le consapevolezze che al tempo mancavano.

Sono stato guidato e ho guidato io stesso le strategie di immaginazione e percezione attiva dei vissuti connessi a fobie, ansie, sintomi, indecisioni patologiche, cattive abitudini, incapacità di programmare obiettivi, insuccessi di ogni tipo.

Mi hanno insegnato e ho inventato io stesso soluzioni al malessere.

Ho imparato soprattutto che una via strategica c’è sempre, non occorre sapere quale in anticipo, basta avere un metodo per andare a cercarla quando serve.

Che i sintomi psicologici rivelano come siamo fatti di trance automatiche sorrette da parti in conflitto che desiderano cose e attenzioni diverse, talvolta opposte.

Che si può raggiungere il centro mobile della dinamica metaforicamente, tirando fuori le Parti che alimentano un disturbo, dandogli un nome e una collocazione spaziale, facendole esprimere.

Letteralmente, negoziando. Ho visto e verificato come l’esito corretto di una negoziazione è un vantaggio per tutte le parti in causa.

Tutto questo, il segreto delle “guarigioni miracolose” di Milton Erickson e di altri maestri della comunicazione e del cambiamento, alla luce delle ricerche della Programmazione Neuro-linguistica, cominciava da un’attitudine profonda a calarsi nell’esperienza fisica ed emotiva dell’altro.

Erickson riusciva a ricalcare perfettamente l’universo verbale e gestuale dei suoi pazienti, la trance di sintonia che si sviluppava di conseguenza, non dissimile da quella che si sviluppa naturalmente tra innamorati, gli consentiva di operare direttamente sul livello degli automatismi inconsci della persona, aggirando col linguaggio metaforico le inevitabili difese che l’Ego innalza in una tradizionale terapia verbale.

Nessun fenomeno trasformativo si verifica in PNL se non è governato dalla capacità della Guida/Terapista di rispecchiare l’esperienza fisico-emotiva del cliente.

Questo implica una competenza molto fine nella lettura degli assetti non-verbali della persona, per un duplice motivo: mentre la mia Guida esegue con me la strategia di Re-imprinting dell’emozione corretta, deve saper leggere dai miei gesti, dai miei movimenti oculari, dal colore della mia pelle, dal tipo di metamodello linguistico che adopero per commentare l’esperienza, dal ritmo relativo che assume il mio respiro, se davvero vada eseguendo le induzioni nella mia realtà immaginativa e se queste stiano avendo gli effetti positivi programmati.

Tutto ciò è quella chiave decisiva che si chiama: Feed-back.

Inoltre, per stabilire quell’ambito esperienziale in cui io possa essere messo in condizione di farmi guidare profondamente, la mia Guida deve saper finemente utilizzare i miei stessi dispositivi verbali e non: parola, gesto, tono, ampiezza relativa del respiro.

La radice di ogni stato di cambiamento, in PNL, si sviluppa nel terreno di una relazione di rispecchiamento profondo tra Guida e Allievo, tra terapista e paziente. Con l’esperienza e una lunga pratica consapevole, è possibile applicare il modello a se stessi.

Ma non ci contate troppo e non provateci senza guida, niente scorciatoie.

Il cammino perchè l’auto-ipnosi funzioni è lungo, complesso e incerto.

E anche quello del cambiamento personale. Certi automatismi inconsci sono duri da abbattere, aveva ragione la mia analista junghiana.

Dentro l’uomo c’è un mentitore professionista, formato e patrocinato col contributo della società che lo ingloba. E gli stati dolorosi, sono sorretti spesso da parti emotive infantili che rifiutano di prendersi le responsabilità dei propri gesti. L’Ego stesso è un castello edificato da muraglie di difese psicologiche.

Evitando sapientemente l’irruzione in campo di concetti quali sanità o malattia, giusto o sbagliato, la PNL ritiene la personalità umana un sistema complesso di strategie e operazioni di costruzione della realtà soggettiva che ha la sua ragione di essere in base alla storia precedente dell’individuo.

Continuamente viene sollecitata la partecipazione attiva del soggetto nel determinare tipo, qualità ed esiti del lavoro su se stesso.

E qui voglio fermarmi con le descrizioni, nella cabina di regia del soggetto.

Non vedo futuro collettivo praticabile che non riparta dalla centralità del soggetto umano, dalla dignità riscoperta del proprio essere centro del mondo, dalla riproposizione dei propri bisogni primari di essere senziente, coinvolto profondamente e attivamente in ciò che lo riguarda da vicino, a cominciare dalla prevenzione e dal mantenimento consapevole della propria salute mentale.

Troppi poteri generici invisibili, per lo più, strozzano già il collo dell’essere terrestre, uno di questi, decisivo, è il potere delle cure, delle scuole di pensiero del corpo e dell’anima che nascondono e confondono le risorse terapeutiche e di auto-guarigione disponibili in natura all’uomo.

Non c’è dubbio che la Programmazione Neuro-linguistica abbia ridisegnato il panorama eco-mentale della specie, a occidente, facendo tremare il vecchio ipocrita edificio di delega in bianco della salvezza dell’anima alla casta medico-psicanalitica.

Dobbiamo fare ancora uno stop. Voi non li avvertite, ma io si, fortissimi.

Sono i lamenti e gli anatemi intellettuali che gli ipotetici amici psicologi e psicanalisti, in un mondo parallelo in cui circolano questi concetti, stanno sollevando con foghe accademiche da ghe-analizzi-mi, che conosco davvero l’Anima e il lettino. Figuriamoci il cervello e la mente.

Il povero Bandler è stato pesantemente attaccato fin sul piano esclusivamente personale, negli ultimi quaranta anni. Di lui s’è detto che è uno squilibrato, un violento, un superficiale nel pieno di un delirio narcisista. E La sua squadra di menti accusata di fare psicologia d’accatto, da banco di mercatino rionale.

Tra le righe del bla-bla accademico, intanto, la PNL ha già contribuito a spostare l’ambito della “cura della mente” dalle cristallerie intangibili delle stanze di terapia fino a comprendere le modalità extra-analitiche del Coaching, del Counseling e di altre tecniche che de-istituzionalizzano gli interventi e le categorie sintomatiche bersaglio.

Molti psicoterapeuti intelligenti, inoltre, hanno già trovato grande giovamento dall’integrare il loro lavoro classico con le strategie innovative della PNL.

Tuttavia, un viaggio nel cono d’ombra che la disciplina, come tutti gli oggetti al mondo proietta, va fatto.

E anche in quel panorama di luce che si prospetterebbe, se avessimo la lucidità di andare culturalmente avanti sul percorso che la PNL ha indicato.

Cominceremo la terza parte vestiti nel doppiopetto dell’avvocato del diavolo.

2.Continua

4 risposte a “Psycho 3000 (II) – Rispetto per l’Anima, istruzioni per la Mente

  1. l’imbarazzo ti dona. questa seconda mi ha catturato più della puntata precedente. non sono in grado di entrare nel merito, però, la scrittura… è una straordinaria manifestazione dell’inconscio. in un punto della trattazione e in chiusa usi un plurale – noi – che non mi pare affatto un attacco egomaniaco, almeno spero 🙂 ed è molto coinvolgente leggere di piani (soggettivi/oggettivi/personali/generali/interni/esterni/empirici/teorici) continuamente sovrapposti per affermare una convinzione. a rileggerti

  2. La resistenza al cambiamento fa parte del corredo genetico umano e non solo (i miei gatti ne sanno qualcosa 😉 ), quindi è presente ovunque, in tutti gli ambienti, anche fra gli psichiatri accademici incapaci di cambiare paradigma, esattamente come i loro pazienti sui lettini, che stanno “male” per la stessa incapacità. Le accademie sono la rovina del genere umano, hanno il potere di distruggere l’essenza di ciò che si illudono di tutelare, dalla scienza, alla cultura. Ci hanno provato pure con il jazz. Nel tentativo di custodire quel grado di sapere raggiunto, ritenuto ovviamente “assoluto” in quanto tale, lo congelano in luoghi bui e polverosi, impedendogli di mettersi alla prova nel confronto col nuovo.
    “Il codice dell’anima” è un libro che mi ha cambiato la vita e che continua farlo ancora. Non sono un’addetta ai lavori ma credo che Hillman abbia veramente dato una nuova e più lucida prospettiva sul mistero delle nostre vite. O, forse, mi fa solo comodo credergli. 🙂

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