Sei scritture in cerca d’autrice

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Sei donne. Sei penne della blogosfera. Sei gradi di separazione, ognuna. Oggi, ci facciamo gli affari letterari di:

  • Betty post New-York.

  • Minnelisapolis.

  • Prigioniera del deserto.

  • Mariaemmajr.

  • Confinesenzainizio.

  • LiberamenteMg.

L’ordine è sparso, e io adesso mi prendo la tronfia libertà di chi non ne sa nulla o quasi di questo sestetto tutto da leggere.

Sapendo che quel nulla è frutto di un incrocio di casualità, sapendo oltre che la fisica dei quanti se la ride della casualità, e ancora sapendo che probabilmente tutto è connesso, le aurore boreali e i peli superflui, la ceretta e il blog e il pelo di dio maschio che, senza esagerare, v’ha messo un po’ in difficoltà fin dall’inizio con sta storia della colpa e del dolore. La scrittura nasce nel corpo, è figlia di una precisa fisiologia. Il fattore diopadre pesa sull’espressività femminile, facilmente, di solito.

Perchè dobbiamo parlare di quelle sei donne, poi, non è dato sapere. O forse si.

Sono sei strade che attendono di essere attraversate.

Sei oscurità da sciogliere.

Sei nascite che ho inventato io.

Poi la gente dice che sono strano. Se vi avessi detto che questo era un premiominkia Award di sant’antonio con tutte le clausole appunto del quant’è-bello-stu-sito, e facci-sapere-chi-sei-in-dieci-mosse e di replicarlo sui vostri sei blog come una normale viralità della rete, avremmo tagliato corto almeno.

Insomma, speriamo che abbiate capito, sorelle, e se no speriamo sappiate apprezzare la sventatezza con cui ho dato spago al guaio in cui mi sono cacciato.

Ciò che ritengo vi accomuni credo sia una disposizione naturale alla scrittura, a infilarvi nella fessura tra le cose compatte e scavare la vostra personale galleria con un piccolo estro in più, un piacere primario a esibirsi (lo si fa sempre, anche solo per i se stessi che leggono) mettendoci quella cura analitica e quel po’ di illuminazione sintetica che fa delle pagine dei vostri diari materia che si forma, impaziente, ai limiti della letteratura.

Cos’è “letteratura”, bassa o alta che la si voglia concepire? Frena, Low down, consiglierebbe il buon senso, e riformula. Cos’è l’artigianato letterario?

Direi che il minimo per avvicinarsi al concetto sia mostrare: proprietà di linguaggio, esperienza viva, elaborazione del logos, un minimo di istinto a evitare il luogo comune, capacità di rappresentare oltre il recinto della propria stretta significanza.

E forse poi non basta ancora. Occorre chiudere il tutto e renderlo fluente nella cornice obbligata di un racconto o di un romanzo, per chi ne è capace.

Occorre riflettere, sdoppiarsi, immedesimarsi, cambiare punto di vista, occorre scavare, mascherare, saper parlare di sè mentre si narra il contrario di sé, sapersi leggere mentre si scrive o subito dopo con gli occhi di un altro essere generico del sesso opposto che fa una vita diversa al capo opposto del mondo.

Io non sono nessuno, esprimo solo opinioni personali. Può darsi tra l’altro che abbiate già scritto racconti, può darsi addirittura che qualcuna di voi bloggheresse scelte sia l’avatar di servizio dell’entourage di quelle scrittrici famose che pezzi di libri se li fanno scrivere dalle segretatie-editor, vai a sapere.

Si tratta di salire un gradino, se ne avete voglia.

Il bello è che tutta questa madonna di cose di fare per scrivere racconti, la letteratura e balle varie, non valgono tanto di per sé, piuttosto in quanto favoloso allenamento all’evoluzione dell’essere, sono piccole sfide che aprono mondi, alcune volte risolvono vite.

Così andiamo a incominciare questo mini-festival della scrittura femminile.

Fate attenzione a una premessa. Nulla verrà detto sul livello del “contenuto” delle sei scritture. Che parliate di uomini, corna, amore, odio, cucina, assassinio, cucito, guerra o languori da telenovelas non m’interessa affatto. Non sarete più brave se narrate di buoni sentimenti, anzi, spesso vi renderete solo irritanti. Ma la “bontà” attira commenti e Like, fate attenzione a queste seduzioni primitive, la sostanza di una scrittura sta nella struttura e nella risonanza, nella “coerenza” del lavorato, oltre ogni contenuto. E questo è anche il livello per cui vi valuteranno, se un giorno decidete di proporvi a un editore.

* Betty post New-York

http://elisabettapendola.com/

Nei miei sogni mi visualizzo invece a fare la fine della borderline redenta dal passato burrascoso stile Angelina (con l’irrilevantilissima differenza che lei è una Strafica e io no) che sparge bambini per casa un figliolo e diventa tutta puccipucci carrozzina passeggino pappe e culetti e alimenti biologici e sole cuore amore e beneficenza. Ma sono una che ha, per usare un eufemismo, un po’ di difficoltà a destreggiarsi con astuzia nella vita, e tra le sue tappe obbligatorie, forse non ho ancora concluso la mia fase tutto il mondo è cattivo è un complotto, da una decina d’anni, mi è partita la tara sopita nel cervello da generazioni e ho deciso che sarei stata un piccolo capolavoro del fallimento.” .

Una pallamatta che disegna traiettorie fitte, una postatrice quasi compulsiva, uno tsunami dinamico, energia da scintille e capacità d’osservazione di un raggio X. Betty ha il passo lungo, è una potenziale romanziera. Confesso che non la leggo sempre perchè satura troppo, ogni cosa gira ossessivamente intorno al caso di se stessa. Il giorno che impara a decentrarsi ne vedremo delle belle, ci scommetto.

* Minnelisapolis.

http://minnelisapolis.wordpress.com/

io guido, talmente male che ci sto col culo teso e faccio gli esercizi sul sedile della panda. Esercizi al limite del tantra. Tantra roba. E guido e all’andata mi becco davanti l’ottantenne che va a venti all’ora, saracco tutti i santi della neve di marzo e dico “porca paletta questo è un paese di vecchi rimbambiti”. E guido al ritorno, per evitare il traffico campagnolo mi inerpico per saltus e mi becco l’auto della scuola guida col diciottenne che va a venti all’ora e dico “porca paletta questo è un paese di giovani rimbambiti”. porca paletta.

Poi ti sei alzata con l’immagine di aver sognato una Corvette parcheggiata dentro incastrata di traverso nella tua automobile e sognavi che la vedevi dalla finestra sta Corvette incastrata a romperti il cruscotto dell’automobile tua e lo raccontavi a tuo padre, sai una Corvette, ah sì, lui diceva è successo anche a me, proprio una Corvette, è qualcuno che vuole farti un dispetto. Poi arrivava una donna e restituiva al tuo babbo della biancheria, tipo trapunta colorata dicendogli al tuo babbo non mi serve davvero, riprendila. Io guardavo la trapuntina e indispettita al grado 8 della scala mercalli e ingelosita tale e quale mi chiedevo perchè non l’avesse data a me, la biancheria e non a quella sconosciuta.”

Un’altra mezza forza della natura, graffiante, capace di scavare o di sorvolare indifferentemente. Varietà di registri, una che la vedi come comincia e non sai mai dove finirà. Una che dovrebbe smettere di fare il rodeo cavalcando le frasi a pelle, che poi non si lamentasse con noi del “culo teso”, ecco. Lei mi pare già “decentrata” di sé, non dovrebbe mancargli molto per scrivere sto benedetto racconto. La benedetta fiducia in sé?

* Prigioniera del Deserto.

http://prigionieradeldeserto.wordpress.com/

Non so se sono più incazzata con lui, angosciata per la visita medica a cui devo sottopormi o se le due cose si alimentano l’un l’altra incrementando esponenzialmente la caduta libera della mia sanità mentale. E, per la prima volta nella mia vita, voglio la mamma. Magari potrebbe essere anche la seconda. Ma, conoscendomi, non vado oltre. Trovarmi affianco una iena ed essere io stessa una tigre, mi fa fiutare il sangue ad ogni angolo che svolto. Più che gli psichiatri ci vorrebbero dei domatori di bestie feroci. Mi viene in mente Amore Perros, la scena in cui uno dei protagonisti faceva combattere il proprio cane in un giro di scommesse clandestine. Siamo legati dall’istinto di sopravvivenza, proviamo a non affogare. Come cani che cercano di ammazzarsi l’un l’altro per non morire. Uccidere la controparte. In modo lento e sottile. A piccole ripetute stoccate nei punti non vitali. Lasciarlo dissanguare lentamente. Facendo finta di non vedere.”

Una Dark Lady esistenzialista, anche se lei non lo sa e negherebbe tutto. E’ una finta, Pri è maestra del chiaroscuro antropologico, una pessimista nata che si nutre di sentimenti “sporchi”, che si esalta narrando da una posizione scomoda. Anche qui, occorrerebbe dirle che la si leggerebbe con più frequenza e interesse, se ogni tanto sapesse fare un passetto fuori dal proprio palco personale e scendere a fumarsi una sigaretta tra il pubblico che assiste.

* MariaEmmajr.

http://mariaemmajr.wordpress.com/

È come adesso nella metropolitana: parlano tutti, alcuni tra loro, alcuni al cellulare, che da quando hanno messo la linea è un disastro ci sono dei momenti in cui la confusione è tale che io non sento neanche i miei pensieri. Alle volte è così come se i miei ricordi avessero bisogno di uno sfogo, di una via di fuga come in questo momento in cui ne ho bisogno io, avrei bisogno di scendere sulla banchina e non sentire più la confusione.

E allora ne devo buttare fuori uno o due di ricordi per fare posto e farli stare più comodi, ma non è una cosa necessariamente pensata, loro, i ricordi, escono, si prendono il loro libero sfogo, si prendono lo spazio di cui hanno bisogno, approfittano della mia voce, la ingannano e io mi ritrovo a raccontarli. Io, capisci?”

L’understatement dei minimalisti moderni, quella frase lunga che monta col respiro, che talvolta ridonda appena in un baffo d’ironia, altrimenti ti porta con una nonchalance che pare superficiale, ma è un trucco, lei non lo sa. Una maniera gentile di farti entrare nella sua sensibilità viva, che è timida ma non per questo indecisa. Lei ha il suo polso originale, deve lavorare un po’ sul decentramento del soggetto, avere più coraggio, in my opinion.

* Confinesenzainizio.

http://viapiodecimo9.wordpress.com/

Fra i santi senza religione di questa società, non basta avere senso per guadagnarsi l’eternità, noi suonavamo bene, come questa filastrocca, ma spesso non si crede a ciò che non si tocca. Siamo i due dannati di un paradiso storto, che di sollievo parlerebbe solo a un morto, e anche se nelle nuvole bruciano i miei occhi, tu tieni il viso basso e ci maledici fra i tuoi passi. Tutte le promesse adesso sono storia, senza lieto fine, né vendetta, oppure gloria, ti ricordi, mi giurasti anche che restavi, mentre, fra le lacrime, ci abbandonavi entrambi.”

La leggera difficoltà in cui mi trovo davanti al lirismo sinfonico di quest’amica che non conosco bene per non averne letto abbastanza, devo dir la verità. Confine ha una grande meritata popolarità, anche per quel suo cantare la vertigine dei sentimenti base della vita, il dolore e lo slancio e la perdita. Una solfeggiatrice dell’anima personale cui darebbe lustro e vento nararre di altrove che cade oltre il perimetro. Ma magari l’ha già fatto, appunto.

* LiberamenteMg.

http://liberamentemg.wordpress.com/

La osservai fare la spola più volte col secchio pieno d’acqua calda, poi sbottonare rapida il vestito di cotone a piccoli fiori blu, farlo cadere con grazia intorno alle caviglie e sfilare dalla testa la sottoveste di batista bianco. E infine la vidi nuda. Le gambe forti, i capezzoli grandi e scuri ed un capolavoro di sedere. Rimasi imbambolato col mozzicone acceso tra le dita, mentre lei insaponava disciplinata ogni centimetro di pelle chiara e poi da una brocca di ceramica versava acqua pulita sulla schiena e sul collo. Avrei potuto allontanarmi per delicatezza, forse non si era accorta di avere uno spettatore, ma fu in quel momento preciso che seppi, con assoluta certezza, che io l’avrei avuta prima o poi tra le braccia, e mi sembrò un diritto inalienabile quello di guardarla apertamente. Lei, senza nome ancora, che era già mia.”

Lei è un po’ la wild card di questo delirio da blogger letterato stressato. Nel senso che la conosco da qualche anno, siamo “cresciuti” parallelamente come scribacchini iniziali per un po’ nei vecchi siti letterari, poi lei si è fermata, ha quasi smesso di scrivere. Libera secondo me ha già tutta quella fanfara di roba che si diceva necessaria per cominciare a far sul serio con le lettere. Ha un linguaggio preciso e raffinato, sa immedesimarsi in altrove da lei, ha una grande lirica fantasia dolente e ha già scritto buoni racconti, oltre alle poesie. E non si capisce bene che cosa stia facendo oggi.

Ecco, abbiamo finito. Perdonatemi. Accetto anche l’imposizione di blande penitenze, ma niente di filosofico, intesi, meglio pomodori, se proprio dovete. Va da sé che avrei potuto parlare di molti altri bloggers interessanti per molti motivi, pure maschi eh, ce ne stanno eccome, è solo che le donne.

 

27 risposte a “Sei scritture in cerca d’autrice

  1. Pingback: Politically incorrect post | Betty Post New York·

  2. AlexG, perdonami se commento – e se cado nel banale ringraziandoti di cuore, ma proprio non ce la facevo a non dirti quanto mi hai fatta sorridere, quindi scusami, scusami perché quando qualcuno mi nota, in mezzo alla folla, io non posso far altro se non sbracciarmi, allungarmi, stirarmi ogni muscolo, capillare, per provare a guardare negli occhi chi, da qualche parte, ha visto anche me, me che sono dipinta in tonalità così slavate, sciupate, macchiate d’inchiostro e occhiaie, che sono due spalle doloranti appese a un paio di mani troppo grandi, che serve guardare bene, a fondo, e se tu mi noti, io so solo essere felice. E ora ho sciolto una parentesi in un poema, ma va bene, ti ho fatto correre lungo un periodo così singhiozzante e frastagliato, no che non va bene, dici, e mi dovrei scusare ancora, vero, ma lo vedi anche tu che nei commenti non sono brava, quindi non voglio annoiarti, e smetto, promesso, adesso smetto. Che me lo ingoio, questo il sorriso, pur di lasciarti tranquillo.
    Solo, scusa. E grazie.
    Se ci vedi del buono in me, io non posso fare altro. Se ci vedi del buono in me, io mi sento speciale, almeno un po’.
    Tutto qui. Che stupida che sono.
    Grazie.

    E.g.

    • e come si a fa a replicarti qualcosa, cara E., così deliziosamente sciolta in lapilli di parole, si che va bene invece, niente scuse, e dove trovi oggi un cuore recettivo come il tuo.

  3. Invece è mezzanotteemezza non sono riuscita a seguirti su Arminio, rimedierò e dico “diciame?tu proprio diciammé?”, sì mi dice qualcosa che tu dici davvero a me. Azz.

  4. si può dire mi piace anche per iscritto? nient’altro, perchè essendo uomo non vorrei annoiare, e poi sono già d’accordo su tutto, anche sugli uomini noiosi, infatti tu sei l’unico uomo che segue
    (i complimenti per il blog te li lascio fare dalle donne)

  5. Se si potesse sentire si sentirebbe il battito del mio cuore e invece non si può e lo sento solo io e lo sento così forte mentre leggo questo post mentre vedo le blogger con cui mi hai accomunato che a parte Misselisapolis e Liberamente io le seguo sempre e non vedo l’ora di leggerle e pensare che io sono con loro e pensare che tu mi hai apprezzato così tanto da dedicare questo post mi fa sentire cosi che il cuore quasi scoppia.
    E ora prendo fiato e sempre col cuore in gola ti ringrazio e cercherò di seguire il tuo consiglio, e non mancherò di passare nei due blog che non conosco e mentre scrivo il sorriso è stampato sul mio viso e il cuore forse ora riesci a sentirlo anche tu dal rumore che fa…
    Grazie per questo caloroso abbraccio virtuale!

  6. Non riesco a dire qualcosa che non sia banale. Mi devi perdonare: è Lunedì mattina, il che già di per sè non depone a mio favore, ed è uno di quei giorni lavorativi che vorresti dimenticare per la confusione estrema che ti ruota attorno.
    Mi fa immensamente piacere che tu mi abbia citata in questo post. Alcune delle altre autrici che hai nominato le leggo e temo scrivano molto meglio di me. Ma faccio finta di niente e mi limito ad essere onorata della menzione al merito.
    Grazie davvero 🙂

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