La Misantropia celeste del siberiano

siberiano

La misantropia celeste di Benedetti Michelangeli”(cit. F.Battiato) ha sempre avuto un cattivo effetto su di me, come quando ti senti in colpa perchè hai rubato qualcosa ma arriva qualcuno o qualche chiara circostanza a giustificarti, e tu sai che nel fondo buio di te stesso avevi ragione a tirare la tua corda esistenziale, benchè si tratti di quelle verità che si possono solo centellinare.

Sai comunque già che ruberai ancora, si, all’uomo, alla natura, al tempo. Sai che Benedetti Michelangeli, di cui conosci poco, era un fratello che aborriva il giostrare fatuo dell’apparenza umana, uno che andava a inventarsi la vita nelle incerte solitudini di natura visionaria, negli arsenali celesti dove la bugia collettiva diventa l’unica verità percorribile di ogni Sé.

Ma santiddio come l’abbiamo presa larga oggi, si vorrebbe tornare a narrare di questo segno leggero che attraversa a passetti felpati un viottolo di campagna semisepolto dalle erbe di maggio, in fondo.

Colpi di Sole, comunque, appare animato da un suo grado caratteriale di misantropia celeste. Si muove fuori dalla prevedibile selvaticità del branco, incrocia le scarpe dell’uomo il cui volto esplicativo gravita un paio di metri quasi più in alto, fermo in un’espressione sospesa tra attenzione e meraviglia, contro il cielo frastagliato della mezza stagione.

Colpi di Sole miagola con intenzione, invece di allontanarsi alla solita distanza sociale dei randagi viene a incrociare i miei passi, si infila più volte nel vuoto tra una gamba e l’altra, sta quasi per farmi inciampare.

Non c’è una storia in questa vicenda, solo questo gattino di tre o quattro mesi di gene siberiano, a pelo lungo, scuro, percorso da sfumature tra il nero, il marrone e il rossiccio che farebbero l’orgoglio di qualsiasi signora appena uscita dal parrucchiere.

Solo questo amore che è nato per volontà di Colpi di Sole, un amore interessato al nutrimento, così com’è quello tra gli uomini, ma anche spinto oltre in una dimensione di ricerca di una relazione precisa con un individuo altro che ha l’altezza e la distanza di un cielo.

I gatti del branco quaggiù conducono una vita ideale, trascorrono la giornata tra campi, ruderi, orti e case di campagna. Tra ciò che trovano nelle ciotole generose dei villici e ciò che cacciano di loro, c’è di che far festa per innumerevoli generazioni.

E Colpi di Sole è il primo cucciolo che, in tre anni di riproduzione selvaggia, si stacca dal branco e mi aspetta tutte le sere nascosto in un ciuffo d’erba, accanto al cancelletto della mia casetta di pietra.

Così l’altra sera meditavo su cosa andasse davvero cercando questa palletta fashion di pelo siberiano che non pare nemmeno tanto interessato al cibo, a giudicare da quanto presto si è fatto accarezzare, da quanto a volte devo faticare per farlo mangiare dopo che gli ho versato il rancio nel piattino adeguato e lui continua a seguire me, se m’allontano lui gira le spalle al piatto e mi viene dietro.

A furia di meditare, l’altra sera proprio, ho capito che forse stava cercando casa, allora ho spalancato il portone, incerto anch’io che sono allergico su come comportarmi, ponendo in definitiva quesito a lui, Colpi di Sole, l’essere che mi ha dimostrato più amicizia e intenzione degli ultimi mesi, davvero.

Lui era tutto un movimento destra-sinistra, alto-basso, della piccola criniera che gli incorona la testa, curiosity-killed-the-cat, chissà che anche la sua ambivalente circospezione ne avesse qualche forma di coscienza, dopotutto.

Ogni scarrafone è intelligente a mamma soia. Chiaro. E io in ogni caso non l’ho trattato benissimo quelle poche volte che l’ho rifornito di avanzi. Se ripenso a quel barattolo di dannate alici sottolio, di quei regali riciclati che gli amici abbandonano a casa tua, a volte, m’andrei a costituire alla protezione animali.

Ci ho messo ben due volte a capire perchè li assaggiava appena e poi se ne andava, i maledetti alici erano “al peperoncino”, avreste dovuto vedere che fine fece una ciotolona d’acqua che gli portai a epifania di me cazzone intervenuta.

Comunque stasera siamo qui, io nel dentro e lui nel fuori, una misera soglia schiusa ci separa. Lui dispone una di quelle esilaranti negoziazioni feline, non decidendosi a entrare, si sdraia sulla soglia e socchiude gli occhi, mezzo dentro e mezzo fuori.

Io mi accuccio al suo livello e comincio a miagolare, Muaaoo, dico, se non vado errato. E lui risponde, Muaaoo, e io continuo, variando il vibrato gutturale, che non si debba dire di me che ho solo un argomento..

Colpi di Sole accucciato non perde un colpo di replica né una variazione di sfumatura, se aggiungo o tolgo un po’ di vocali piccoli scatti d’orientamento della sua testa-criniera avvengono distintamente.

Maooo.

Che cazzo ci staremo dicendo, pensa una parte di me abbastanza evoluta da non soccombere alla stupidità relativa della circostanza, ma un po’ primitiva invece nel cogliere il racconto decisamente più vasto che ci racchiude.

Stiamo facendo ciò che sanno istintivamente ogni madre e bambino, ogni cane e padrone, così come dio e i suoi fedeli, un mentitore e la sua vittima, un pazzo e lo psichiatra che vuole aiutarlo, due amanti che si fondono non ricordando più alla fine i confini delle rispettive solitudini che li slegano.

Colpi di Sole e me, facciamo qualcosa che avviene a ogni frontiera, le cinque note in saliscendi di Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo, la faccia satolla d’emozione di un Richard Dreyfuss di fronte al mistero del rispecchiamento, l’imitazione, che è la forma più potente e arcaica di comunicazione in quanto schema esplicativo di pura dinamica, privo di qualsiasi contenuto razionalizzabile.

Così, con questo trasporto primitivo che fa venir nostalgia di una società di uomini per cui la parola, laddove faticosamente sorgeva, era ancora un gesto sacro di ricerca che non contemplava schermo, bugia, consuetudine. Con questo sogno di navicella Voyager dispersa nelle segrete dell’infinito, con le quattro cose di noi basilari che ci rappresentano incise su una lastra (uomo saluta tenendo donna per mano, sono nudi e mostrano differenti apparati sessuali, di lato segni di un Tom-tom celeste per raggiungerci nella nostra sperduta periferia galattica).  

Con tutto questo e diverso altro d’inesprimibile, io e Colpi di Sole ci attraiamo e ci amiamo.

E mi fermo sul limite del burrone, mi piacerebbe che apprezzaste. Un attimo prima di formulare il becero luogo comune che le bestie son meglio degli uomini.

Eppure, c’è una grande pace naturale che vibra ai ritmi del cosmo, e Colpi di Sole, in virtù della mente che tutto connette e immagina, è venuto a ricordarmelo.

La sofferenza nell’uomo è un’eccezione dell’universo, è solo l’attrito che la gabbia dell’Ego produce scontrandosi con il puro soffio della vita.  

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Di seguito, un breve clip di Colpi di Sole alle prese con una testa di spigola, nonchè il giardino segreto dei nostri incontri ravvicinati.

 

25 risposte a “La Misantropia celeste del siberiano

  1. questo è uno dei racconti (altroché se è un racconto) più potenti, delicati e sconvolgenti che io abbia mai letto
    ogni volta sembra impossibile che tu possa andare oltre, ma ogni volta tu oltrepassi qualsiasi arrogante prevedibilità
    mi hai schiantato, sto qui davanti al monitor che piango come una grondaia rotta

  2. Che dire? semplicemente fantastico. Una storia comune condita di mille puntuali osservazioni e allegorie. Sono cresciuta con i gatti, a casa e fuori casa (ero una gattara!). A casa dei miei ne avevamo cinque, più tutti quelli per la strada. I gatti hanno rappresentato una buona parte della mia serenità di (allora) ragazza. Oggi non ne ho più e leggere queste righe mi ha fatto emozionare. Quel gattone ti darà grandi soddisfazioni e nessuna delusione. Prima o poi varcherà la soglia di casa tua. Ha solo bisogno di capire se vale la pena rinunciare alla sua liberà. Proprio come in Amore. Grazie ancora per queste emozioni.

  3. La campagna ti fa bene, altroché, o sarà la primavera, non so, comunque questo amico di campagna ti arricchisce di grazia, ecco, l’ho detto, sei più grazioso assai!!!
    Il video non lo vedo, ho problemi con youtube su wordpress, tutto nero, uff… lo vedrò al ritorno. Bye

    • ma tu guarda a questo onesto blog cosa gli tocca di sentire…ahahahahah
      ti perdono in virtù di quella valigia di cartone post-moderno che tieni 🙂
      buon volo allora (è sempre la parte “migliore”)

  4. Tante volte ho letto sui rapporti tra uomini e animali, poche volte mi ha emozionato come il tuo racconto…
    E vedendo il video ho pensato anche che meraviglia tutto quel verde, e gli uccellini …deve essere anche tutto quello
    una gran fonte di ispirazione, che bello!

  5. ma è uguale a marylin la gatta mia e di betty,!!! vorrei mandarti una foto ma non mi riesce incollarla qui,stessi colori stessa selvaggia indifferenza se siamo nella stessa stanza ma passo felpato per seguirci appena ci spostiamo

  6. La casualità (o causalità?) grazie alla quale mi sono imbattuto nel tuo racconto è almeno pari alla sorpresa che ho provato nel trovarlo meravigliosamente inverecondo per la banalità imperante nel pianeta.
    Ti ringrazio per la piacevolezza dei 5 minuti trascorsi a leggerti.

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