The Oman diaries (II) – AereoplaLonelyplanet minima per italiani sciolti.

P1060897La benzina è stata il nostro unico Signore e comandamento.

I nostri nonni fiutavano con trasporto le prime pompe lungo le strade trafficate dalle Millemiglia, i nostri padri le sfidavano all’esaurimento, soldi in mano e famiglia ciondolante ai finestrini delle Millecento, quando il mito delle autostrade creava aurore boreali nel cielo dei sogni italiani, la chimica bellezza in cui nascevamo, così pochi anni fa.

Per la benzina si spara, si depreda, si inquina, si inventano incredibili futuri bladerunnerizzati, si cede di schianto infine alla necessità moderna del movimento fisico, al rincorrersi ossessivo delle merci sulle strade, a tutto il cucuzzaro governato dallo sciacquio delle taniche, dal borbottio delle pompe, dal sibilo maligno dei mercati finanziari.

In Oman, la benzina costa 25 centesimi al litro, sette volte meno che a casa nostra, vuol dire molto già, abbandonare il tormento che fa la via del Signore, almeno quella parte consistente che mette covo nella tasca, vuol dire poter percorrere la terra col vento nei capelli e il volume che vi piace nelle orecchie finchè non siete sfiniti, senza preoccuparsi troppo di ragionare su costi e benefici.

Non è il 5stelle qui, abbiamo capito bene che la modernità sfasciata che sta al timone inquina non è emendabile che tramite rivoluzione radicale terrestre, in attesa del lieto evento è meglio svernare in Oman, in ogni caso, fidatevi. Potrete attendere la resa dei conti finale cenando a tonno, gamberi e spiedini di squaletto finchè vi va, il tonno che satolli giapponesi vendono all’ingrosso in alto mare, pescandolo dalle proprie cisterne frigo, e finisce sui nostri banchi tra i sedici e i venti euro al chilo. Al mercato di Muscat, con quindici euro vi portate a casa un inquilino da quattro/cinque chili che faticherà a stare buono con voi nella vasca da bagno.

E’ così, pallidi italiani, come non sapessimo che non vi si riesce a far muovere il culo stanco dalle gabbiette rotanti di casa vostra in altra maniera che prospettandovi un “affare”.

Ed ecco le cifre minime della partita:

  • 40 c/E a 150 – una pepsi al bar

  • 5E a 16 il chilo – il capretto al supermarket

  • 5E a 20/25 – una cena da idrovora in un delizioso ristorantino indo-arabo

  • 65E a 130 – il giorno di noleggio di una Toyota Land-cruiser con cui sterrarvi per la vita

  • 60E a 200 – una doppia al Plaza 4stelle di Sur, bianca ridente località costiera che vi farà esilarare.

Sto rischiando del mio intimo nello scrivere questa scheda tecnica, ne sono consapevole, solo l’apparizione di tre italiane sole, incerte tra il tiro da shopping e quello da utero serale aspecifico con corredo di occhiate laterali da sondaggio/confronto, sul lungomare della Mutrah di Muscat un tardo pomeriggio, m’ha indisposto fino a notte inoltrata.

Metà settembre è il periodo ideale per organizzare un golpe turistico omanita, oltre che in ogni altra parte del mondo. I prezzi scendono e diventano negoziabili, anche negli alberghi, il moderato flusso turistico rallenta, la temperatura dell’aria si smorza di un paio di gradi, non v’aspettate miracoli qui, nel mio clima ideale: 36 gradi (un po’ umidi) sulla costa, fino a 42 nell’interno, secco, sopportabilissimo, a patto che non vi facciate troppo scovare a capo nudo dal mezzogiorno locale pena principio d’insolazione (testa vuota, esaurimento di energie, sbadigli – i sintomi), ora in cui ognuno sparisce dalla strada per una moratoria meteo-umana che finisce alle 4/5 di pomeriggio.

Tra l’altro, gli italiani quaggiù li conoscono poco, ancora, potrete persino sorprendere qualcuno con le vostre minchiate nostrane, cosa che altrove risulta essere sempre più un fatto complicato. Quel poco che sanno, inoltre, è molto pragmatico, senza connotazioni di critica o sarcasmo da alzata di ciglia, vedi la scena sottoscritta che si è svolta in un piccolo fulmineo satori urbano, in un parcheggio di taxi sulla Corniche della Mutrah.

Cerchiamo un passaggio, spunta fuori un piccolo signore omanita dall’apetto fiabesco, ci sta per caricare, gli chiedo quanto vuole per la corsa a Qurum beach, lui risponde: 5 Ryal! Io dico: 3! lui aggiusta: 4,5!! Io m’incarognisco per un tozzetto di pane: 3,5! Arriva il manager giovane del parking, palandrana marrone chiaro, zuccotto ricamato d’ordinanza sulla testa barbuta e chiede: Which country? Italy, gli rispondiamo in coro.

Ok, ithalianno – fa lui rivolto al suo taxi-driver, con ampi gesti neutri tesi solo a ottimizzare il tempo del business: Four Ryal e Jalla! sentenzia con l’aria di aver chiuso un buon affare, velocemente e cum grano salis.

-continua-

4 risposte a “The Oman diaries (II) – AereoplaLonelyplanet minima per italiani sciolti.

  1. diomio. se non fosse che sono momentaneamente a corto di sorDi un pensiero al volo glielo farei.
    però dico non ci conoscono però il prezzo è stato aggiustato dall’essere italiano 😀

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