Omaggio al terzo Padre

libro_rosso_jung“Non v’è nulla che abbia un influsso psichico più forte sull’ambiente circostante, e in special modo sui figli, che la vita non vissuta dei genitori.” (C. G .Jung)

“Se siete fanciulli, il vostro Dio sarà una donna.
Se siete donne, il vostro Dio sarà un fanciullo.
Se siete uomini, il vostro dio sarà una fanciulla.
Il Dio è lì dove voi non siete.”
(C.G.Jung – Il libro rosso, liber primus)

Una cosa da niente, così appare l’Anima.

Sei giovane e non t’interessa, come non t’interessa la carne urgente che ti ospita, non la vedi, la soffri, hai tutti gli handicap del buon corridore, l’attenzione allo sparo, orecchie di un altro pianeta, occhi lucidi per dimenticare lo strappo insensato che ti ha buttato qui.

Di cosa sto parlando, non lo so.

Non leggo più un libro che non sia una Guida di viaggio, almeno da tre anni. Sono stufo delle proiezioni del soggetto su un canovaccio narrativo, la scrittura è un meraviglioso tappeto volante di per sé, alla mia età si può accettare tranquillamente l’idea di avere meno -estimatori-, persino di non averne affatto, è questo il punto cruciale.

Sono favorevole al suicidio assistito del romanzo e del racconto, pure, da ultimo. (sulla poesia, del resto, mi sono già accanito con sadismo, qualcuno più misericordioso di me si occupi della sua degna sepoltura)

Il mondo legge perchè non riesce a sognare, così gira intorno, nelle ruotine da criceto dei moduli narrativi canonici, mascheramento, identificazione, plot, tensione, soluzione.

Vita o letteratura che sia, non c’è alcuna differenza. Basta, semplicemente. (La tua materia sognante somiglia sempre più a un serial televisivo, odio i flash sovrimpressi delle tue pubblicità interiori)

Così sono uscito di casa l’altro giorno per andare a comprare il Libro Rosso di Carl Gustav Jung, di cui non si dirà altro che poche citazioni.

Una cosa enorme, l’Anima.

Una stazione dove giungi, se sei sveglio e fortunato, poco oltre lo scollinamento di metà della tua vita.

Trovi questo -essere- rivestito di ingenuità, così appare a una prima occhiata. Devi ricordare che arrivi sulla cima del dosso esistenziale al massimo della tua tracotanza umana, convinto d’aver già visto tutto o quasi, di emozioni e slanci e nefandezze. Perciò l’Anima ti sembra così nuda e stupida, all’inizio. Somiglia molto alla -verità-, è tua e di nessun altro, perciò, se potessi -non vederti-, l’abbandoneresti subito lungo un’autostrada. 

Eppure, è tutto ciò che hai, che hai sempre avuto, che resterà oltre le tue smarrite cartoline terrestri.

Chiedo perdono ai ben-leggenti, questo post è inconcluso come la storia di tutti, non spiegherà null’altro che la propria necessità di emergere.

Se volete farvi un regalo che non dimenticherete mai, e qui potete fidarvi, uscite dal web e andate a comprare anche voi il Libro Rosso di Jung.

Questo post, infine, appare ingenuo come l’Anima, come la mia amica Gelsobianco delle notti notturne, di cui so a malapena le poche apparizioni di avatar nell’oscura blogscaglia che mi circonda.

Immagino Gelsy come una signora che ha molto vissuto e molto dimenticato, che è stata molto bella e che lo è ancora, in un suo modo origingenuo (originale+ingenuo) che è difficile definire, in una dimensione sospesa del -reale- che non si può mai incontrare direttamente.

Gelsy, forse, è stata quella donna di cui in gioventù t’innamori senza rete, per cui costruisci progetti, fantasie, follie, viaggi; poi un giorno partite davvero, e poco dopo scopri come lei abbia sbadatamente lasciato al bar dell’ultimo scalo hub il portadocumenti con soldi e passaporto e visti e biglietti che le avevi affidato per prendere un caffè.

Mi perdoni la mia @mica, so che ne è capace perchè la sua -ingenuità- ci vede molto bene, molto oltre. Per questo, un po’ somiglia all’Anima, come la concepisce il mio Maestro Carlo Gustavo.

Ecco, due cartelle word per esprimere un concetto: ho fatto una scoperta quantica, sincronica, che m’ha sbalordito, l’altro giorno, così come si sbalordisce per qualcuno che vi sta accanto da dieci minuti, sorridendo con moderata ironia, e voi ancora non ve ne siete accorti, ingenui distratti sciagurati che siete.

Il mio padre assente, reale, si chiama Carlo.

Il mio altro padre putativo, che ho avuto la fortuna di incontrare dieci anni fa, si chiama Carlo.

Per tacere, solo, dell’ultimo padre gigante che questa ordinaria vita ha avuto, sin da giovane.

Che tu sia benedetto, Carl.  

*

«Non ho mai potuto posarmi, una volta raggiunta una meta. Ero costretto a proseguire per raggiungere la mia visione. Ho offeso molta gente, perché non appena mi accorgevo che non mi capivano, per me era finita. Dovevo procedere per la mia strada. Dovevo obbedire a una legge interna che mi si imponeva senza lasciarmi libertà di scelta. Naturalmente non le ho sempre obbedito. Chi potrebbe vivere senza essere mai incoerente? Ma un uomo dotato di spirito creativo ha poco potere sulla sua vita. Non è libero. E’ incatenato e spinto dal suo demone. Questa mancanza di libertà è stata per me un gran tormento. Ma il demone fa in modo che ne usciamo felicemente e la benedetta incoerenza fa sì che, in flagrante contrasto con la mia “infedeltà”, possa ugualmente mantenere la fede in misura insospettata. Forse potrei dire: ho bisogno degli uomini molto più degli altri, e al tempo stesso molto meno. Quando il demone è all’opera, si è sempre troppo vicini e troppo lontani. Solo quando tace si può tenere il giusto mezzo.»

(dall’autobiografia di C.G.Jung)

24 risposte a “Omaggio al terzo Padre

  1. Sto leggendo “il codice dell’anima” di James Hillman della scuola di Jung…è come essere tornata “a casa”. Non è facile da spiegare ed è invece facile essere presa per idiota visionaria.

    • benvenuta. Hillman ne ha scritte anche di più grosse 🙂
      E il primo della genia cui diedero dell’idiota visionario fu Jung stesso negli anni 20, furono i suoi colleghi Freudiani, precisamente, per difendersi dal genio che li avrebbe spazzati via negli anni a venire.
      E questa è mezza verità, l’altra mezza la confessò lui stesso, una volta: “Meno male che sono Jung, e non uno junghiano!”
      (nessun modello è replicabile, a ognuno tocca l’infinita inconsistenza di se stesso)

      • Due cose ho pensato leggendo la gua risposta; la prima è di non poter aggiugere nulla vista la mia mostruosa non conoscenza della materia; la seconda è che vista la precedente forse era meglio non aggiungere nulla! Il fatto è che ho scoperto esiste un mondo che non conoscevo e ora voglio conoscerlo.

      • Il Libro Rosso te lo consiglio, è affrontabilissimo, anche in quanto trascrizione dell’autoanalisi che si fece Jung. E poi, appunto, l’Anima -non sa-, ma -sente-, e questo mette tutti sullo stesso piano 🙂

  2. Non lo so. Non credo si legga perché non si sogna più. Il mondo è fitto di persone e di motivazioni, mi impressionano sempre le generalizzazioni. Penso che il regalo più grande che ci si possa fare è ascoltarsi in ogni istante, isolarsi dal brusio di fondo e trovarsi, anche nelle piccole cose, il web può servire se nella blogscaglia un vento amico ti sfiora, mi piace scriverti queste parole e pensarle soffiate. Ti abbraccio e il post, no, non mi piace, ci leggo troppo dolore e vorrei sparisse, ecco.

  3. Tu parli di Gelsy e lei ti legge a quest’ora, stanca, con gli occhi quasi chiusi.
    Quel tuo “origingenuo” è di Gelsy, sì. Sì.
    Tu la reputi “originale+ingenuo”. Un uomo famoso pensava lei possedesse una sua “innnocenza” molto particolare, concetto simile al tuo, più o meno.
    Gelsy è sbalordita ora. Sbalordita.
    Gelsy si inchina… “Per questo, un po’ somiglia all’Anima, come la concepisce il mio Maestro Carlo Gustavo.”
    Gelsy ti scrive con più calma domani, Alex!
    Inutile dirti che il tuo è un scritto molto bello!
    …e quel libro!
    Sorriso speciale della tua @mica
    Gelsy

    • aspetto le tue storie, Gelsy, se pensi di non aver le parole giuste mi offro come Editor/Ghostwriter, sul serio.
      e devi ancora dirmi, se hai mai perso qualcosa come “quel portafoglio” di cui si parla qui 🙂
      nottegiorno a te

      • Certamente, Alex.
        Ho perso qualcosa di equivalente a quel “portafoglio”.
        Una volta? Due volte? Questa è una domanda che pongo a me stessa.
        Dubitavi del mio aver perso?
        No. Sono certa che ne eri sicuro.
        Poi, con calma, esaminerò la tua offerta di essere il mio Editor/Ghostwriter. Chissà. 🙂
        Ora sono veramente troppo stanca.
        E non è l’età, Alex. No. No. 😉
        E’ un periodo colmo di preoccupazioni per una persona a me molto cara.
        Passerà.

        Have a very nice time, Alex.
        I’m smiling at you in my white night
        Gelsy

  4. addirittura tre! per te non vale la vecchia battuta (di-mamma-ce-n’è-una sola. E meno male!) che girava negli piscogruppi anni fa.
    In compenso io a quel nome sono allergica. 🙂
    ah, ‘strepitosa’ non-recensione.

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