Il Segreto della riproduzione del Pesce Luna

cop7L’uomo stava sulla luna. Era lì che salutava e zompava in mezzo alle stelle, sembrava un grosso pesce lento con la boccia infilata su per la testa. Io dormivo sulla poltrona accanto a mio padre che dormiva. Aprivo un occhio e vedevo qualche immagine ogni tanto, sentivo le voci alte che urlavano come se fosse la partita.

Mio padre mi fa star sveglio quando ci sono le partite. Poi però lo chiamo io, gli tiro una manica del pigiama perché lui dorme, quando bisogna andare a letto.

E mia madre invece, chissà dov’era quando il pesce ha tirato su la bandiera in mezzo alle stelle. Mia madre si perde sempre le cose migliori, poveraccia.

Poi invece, eccotela qui che parla fitto fitto con il nonno della bambina. Ogni tanto si volta e mi fulmina con gli occhi, vuol dire che sono cavoli miei.

Mia madre non m’ha mai messo in punizione veramente, preferisce la predica, sensi di colpa con la ruspa, la mamma procede come un nastro nelle orecchie per ore finchè non le sembra che io abbia la faccia pentita, abbattuta, una faccia da panettone schiacciato.

Che invece è solo noia. Noia. Come quando sto davanti alla televisione e c’è quello Zatterin, come si chiama, che parla sputacchiando tutti a Tribuna Politica.

Ma la bambina è ancora tutta intera, cos’altro c’è da discutere, vorrei pure dirlo ma non ho tanto il coraggio, e poi nessuno mi si fila.

La bambina mi guarda pure con la faccia di sguincio, mi guarda e non mi guarda, mi guarda e subito via. Fa così verso di me da quando l’hanno raccolta per terra in mezzo al corridoio della scuola.

Io lo so che non è arrabbiata, ma è inutile, non ci crederebbe nessuno.

Io la bambina l’ho puntata perché mi sono ricordato che una volta, alla festa di Luigi, avevamo giocato a nascondino al buio insieme, mica per altro.

Veramente non lo so bene quello che volevo fare. Stavo lì in fila da 5 minuti, fermo con tutta la mia classe infiocchetta di fresco al collo e m’annoiavo, da morire. Non capivo perché dovevamo sempre essere i primi a prepararci e gli ultimi a mettere il naso fuori dalla scuola.

M’annoiavo e pensavo che non sarei mai stato in gamba come Marco e Luca, che fanno gli scherzi tremendi e prendono zero in condotta con il sorriso furbo sulla faccia.

Poi Luca è specializzato nel rincorrere le bambine fuori dalla scuola dicendo: te lo metto, te lo metto! Però poi non le raggiunge mai. E soprattutto, mica spiega perché lo mette e come lo mette, precisamente.

Insomma com’è e come non è, m’è scappato il piede fuori dalla linea mentre la bambina correva e passava vicinissima a tutta la fila composta della mia classe, e poi a me che stavo in testa.

Le ho fatto una classica scianghetta e la bambina è volata, per un istante, poi è precipitata con la faccia al suolo, è scivolata per un po’ sul pavimento a scacchi come fosse il bastone del bidello che lucida tutto.

Un botto.

Lei si è messa a piangere, io lo so, ma mica subito e mica per il dolore, è stata la sorpresa, sono state tutte quelle facce sconvolte dei maestri e dei bidelli che l’hanno circondata subito dopo. Io si, mi sono messo a piangere subito, eccome, prima ancora che mi tirassero via con uno strattone dalla fila composta. Che non l’avevo mai fatta una cosa del genere e ho avuto paura.

Siamo due begli esempi di merluzzo lesso, io e la bambina, anzi, merluzzo lesso e spinaci all’agro, la peggior cena che ci si possa immaginare.

Adesso qui, fuori dalla scuola, con questo caldo e un gran casino di macchine che sbattono le portiere e bambini che avanzano urlando come piccoli robot festanti e genitori piegati come marionette che gli strattonano il grembiule spiegazzato e intanto litigano con altri genitori perché non riescono a tirare fuori la macchina dal parcheggio.

E poi mia madre che parla, parla, parla con tutte le ciglia aggrottate, e il nonno della bambina che ascolta come se fosse in chiesa, ma invece sputa e scatarra ogni due secondi, e mentre la saliva tocca terra mi fulmina con lo sguardo.

Giuro che se mi sputa gli risputo. Tanto peggio di così non mi potrebbe proprio andare.
Due pagliacci, più o meno, lei lacrima ancora un po’, tira su, mi guarda, lacrima, tira su ancora e mezza lacrima, mezzo sorriso, e così via. Secondo me sta per ridere. Io lo so che non s’è fatta niente. Si vede benissimo. Allora le tiro un pezzo di grembiule e lei non fa una grinza.

Mica mi sono girato del tutto verso di lei, ma lei non fa resistenza, e io con la coda dell’occhio vedo che mi sta seguendo, si si, mi sta seguendo.

E non ci mettiamo molto a sparire tra la folla che si slancia di qua e di là.

Mamma e nonno si vedono ancora per poco. Lei ha smesso di parlare, adesso tocca al nonno chiudere la questione. E ha tutta un’aria di uno che la vuol tirare in lungo, gli tocca pure di smettere di sputare, altrimenti non può dire le parole.

Comunque adesso siamo qui da soli, sul marciapiede fuori del parcheggio, dietro una cabina telefonica, e ci tremano le gambe e io tengo la testa bassa e non so che dire alla bambina.

Lei dice che siamo fortunati perché abitiamo nel Pianeta Verde, c’è scritto su un grande cartello all’inizio del quartiere, possiamo attraversare la strada che ci sono poche macchine e andare a farci un giro al prato.

Il nonno se attacca così lo ferma solo padre Virginio Rotondi, quand’è l’ora di Ascolta si fa Sera, alla radio.

Io tanto la predica la prendo lo stesso, e poi proprio in quel momento ci sono Marco e Luca con le cartelle di traverso a una spalla e i fiocchi annodati sulla fronte come Sandokan che mi vengono incontro.

Luca mi passa accanto e mi dà una spinta, sta correndo dietro a una della quinta e grida: te lo metto, te lo metto!

Io vado dietro alla bambina e attraversiamo la strada, facciamo venti passi svelti e siamo sull’erba, in mezzo ai cespugli.

Ma tu lo sai che cosa gli mette Luca alle bambine?

Lo dico e sto un po’ tremando. Mia madre direbbe che faccio giacomo-giacomo, io dico che non me la posso perdere quest’occasione che chissà quando mi ricapita.

Mica lo so bene, fa lei.

Però ho guardato e sentito un po’ in giro, hai presente quei vesponi che ronzano e volano in coppia attaccati per un filo?

Eh si, dico io.

Eh si che li conosco, come gli aerei che fanno rifornimento in volo, l’ho visti in un documentario!

Lei si ferma e inclina la testa di lato, si mette a mordersi un labbro e mi sa che ho sbagliato tutto.

Io la guardo fisso ed è bellissimo lo stesso. Siamo sul pianeta verde, io e lei da soli, facciamo una cosa che è la prima volta che la faccio e vorrei chiederle pure se s’è fatta male, che ne so, e quando potrebbe essere il caso che ce ne torniamo indietro, per evitare guai peggiori.

Però quello lo fanno gli insetti, dice lei tutta aggrottata.

Invece mia madre e mio padre si chiudono in camera, e solo di notte quando sono tutti addormentati. Dev’essere una cosa molto segreta che si può fare solo al buio e in silenzio. Io non dormo e li vedo, al buio, fare passettini come Gatto Silvestro e chiudersi la porta dietro, piano piano.

C’è un silenzio lungo lungo, come l’intervallo ma senza la musica e le pecore. Passa un aereo lontanissimo nel cielo e lascia una doppia scia bianca nell’azzurro.

Oddio la voce del nonno, fa lei.

E mi prende per mano e comincia a camminare svelta insieme agli insetti e la luce forte del sole e le ombre degli alberi che attraversiamo e la fine del prato si avvicina e c’è un’altra strada alla fine dove passano di nuovo le macchine.

Siamo come due esploratori ai confini della realtà. Le prendo l’altra mano e non so cosa farci.

Brucia un po’.

E noi, e noi! Dico io dopo un po’ di tempo come svegliandomi di soprassalto.

Potremmo farlo di giorno, secondo te, che la sera mica mi fanno uscire?

Questa faccia m’è venuta, non lo so ma la sento tutta strana.

Non lo so, fa lei, e mi guarda come guardano le bambine dalle illustrazioni di Fiabe sonore.

Possiamo sempre provare, no?

Si si, faccio io al settimo cielo. E faccio già rifornimento come i calabroni e come gli aerei. Ma guardo altrove, soprattutto in alto che mi sembra di dover bilanciare il peso dello sguardo.

E saremo i primi al mondo, come l’uomo con la boccia dei pesci al posto della testa, sulla luna. L’hai mai visto l’uomo-pesce esultare tra le stelle?

Ci pensi, ci pensi?

Silenzio.
Attraversiamo, adesso.-

Questo dice lei, quasi sottovoce.

E poi più nulla, per moltissimo tempo.

16 risposte a “Il Segreto della riproduzione del Pesce Luna

      • grazie -) lo apprezzo molto.
        più che difficoltà credo sia pudore, quello che a volte mi ammutolisce è l’ammirazione che provo per chi ha il coraggio di esporsi. so che solo snudando la propria intimità più autentica un autore raggiunge davvero i propri lettori, per attrazione o repulsione, non cambia. Quando questi tacciono, lo fanno per emozione, per incapacità, non per indifferenza.

      • avrei voluto dire che il modulo “racconto” è la decenza minima che si dovrebbe al lettore, presentarsi nelle mutande de-localizzate del flussone cazzipropri è un privilegio da dilettante e un atto di narcisismo, lo so 🙂
        ma tu sei brava lo stesso, a sopportare il pastone.

  1. Alex, sono rimasta quasi senza parole di fronte a questo tuo scritto che mi ha comunicato tanto.
    questa dolcezza…
    questo tuo esporti così… senza imbarazzo…
    allora, per mio modo di essere, ho giocato con i “cuoricini” e con altre “idiozie” per non svelarmi.
    è molto forte il mio “pudore” nel farmi cogliere nel mio più vero modo di sentire.
    io credo proprio tu lo sappia!
    ti ammiro, Alex, per questa tua capacità che io non ho e che, invece, vorrei “conquistare”.
    un sorriso vero
    gb

      • quando Gelsy parla di se stessa, lo fa, quasi sempre, in terza persona!
        so che tu hai lo avrai notato.
        gb

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