Managua, le scarpe de diòs di Alessandro Gabriele

questo pezzo ha fatto “arrabbiare” una persona che mi è molto cara, non sono nemmeno sceso al livello delle giuste obiezioni mosse, ho sorriso perchè a modo suo aveva ragione: nichilista, sciatto, confuso.

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Ogni onda sa di essere il mare.
Ciò che la disfa non la disturba
perché ciò che la infrange la ricrea.

(Lao Tse)

Ciò che il pensiero raddrizza e delinea, l’anima piega e spruzza sulla tela. C’è poco altro da aggiungere al ritratto di un uomo, salvo che ogni pennellata è necessaria, che se qualcosa schizza via dall’insieme bisogna lasciarla andare senza rimpianti, che se stai andando bene o male te lo può dire solo una voce privata, un parlatorio di immagini in una segreta presso cui ognuno sta come recluso, in viaggio per tornare a se stesso sopra un mondo rovesciato. Ogni cosa ha il diritto di sbugiardare la faccia relativa che lo riguarda.

E’ vero, gli americani sono molesti, quando li incontri in viaggio fuori casa ti sfiorano col maleodore del senso della propria identità, un sentirsi ancora centro e sorprendersi del mondo che ha abitudini diverse dalle…

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4 risposte a “Managua, le scarpe de diòs di Alessandro Gabriele

  1. Un viaggio faticoso, fuori e dentro i luoghi, fuori e dentro le persone, fuori e dentro noi. Viene voglia di dire che ne è valsa la pena.
    Affascinante

  2. A me non è sembrato sciatto… Forse un po’ confuso, sì, ma chi non lo è? (forse è per questo che mi è piaciuto 🙂 )

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