Breaking Bad, una Mutanda Noir ci Salverà dal Caos

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Abbiamo bisogno di più consapevolezza della natura umana, perché l’unico pericolo reale che esiste è l’uomo in se stesso.” – C.G. Jung

Non sono mai stato un amante del genere Serial-Tv, la confezione narrativa mi è sempre sembrata una sorta di affiliazione al ribasso, guidata dalla necessità di legare l’attenzione dello spettatore alla superficie del “come va a finire”, simile in questo a quel gioco dell’apparire-scomparire che manda in visibilio i neonati, un lungo Bubusette della narrazione, fondamentalmente.

Tutto questo finchè non ho incontrato Walter White, indimenticabile antieroe e deus ex machina della serie televisiva Breaking Bad. Walter è personaggio costruito per bucare lo schermo, per uscire a prendere in ostaggio lo spettatore e ingabbiarlo nella storia, legarlo con le viscere a una vicenda che, osservata dalla cima della sessantottesima e ultima puntata, appare come una vera narrazione archetipica, la discesa agli inferi di un uomo comune, un cinquantenne sfigato professore di chimica in un liceo che rappresenta straordinariamente bene il genere umano, così come l’era post-moderna lo ingloba nei propri panorami schizoidi.

“Avete mai pensato che forse Adamo ed Eva non erano altro che gli animaletti domestici di Dio, cacciati di casa a calci perché non avevano imparato a farla nella sabbietta? Forse gli esseri umani sono solo cuccioli di coccodrillo che Dio ha buttato nel cesso.” – Chuck Palaniuk

Occorreva una mano leggera per sostenere un personaggio così spesso e “pesante” senza far affondare la narrazione. Così, fin dallo sgangherato incipit della storia che avvince subito, il timbro dell’ironia si pianta sullo schermo, a cominciare da come Walter viene presentato in acconciatura umana sconveniente: quel paio di esilaranti mutande anni 50, a fascia alta, che lo rappresenteranno intimamente per tutto il serial.

A una prima occhiata, Walter pare il vecchio nerd cresciuto che siamo stati tutti, genialoide e inetto e gentile, narrato nella dovizia dei gesti quotidiani, uno che suscita immediata simpatia, perciò quando veniamo a sapere che è malato di cancro terminale non facciamo fatica ad assumere il suo destino sulle nostre spalle identificate, e questo è uno degli snodi profondi che rendono la serie originale e degna di nota: aver creato una narrazione della morte che sia fruibile per uno spettatore medio, distratto e navigato, uno che, fedele al canone culturale moderno, potenzialmente rifiuta l’idea di accostare a sé le immagini della malattia e della morte.

Breaking Bad abbatte gli stereotipi di genere, Walter non è uno Zombie né un Vampiro né un maledetto medico d’emergenza, non è un avvocato firmato né un poliziotto hipster né un trombatore da salotto newyorkese, Walter è solo l’immagine dell’uomo medio sdoganata dal grigiore del “politicamente corretto”, è così come ci facciamo schifo al naturale davanti allo specchio, pensieri e bassi istinti e goffaggini comprese, certe volte, in certi momenti privati innominabili.

Il personaggio, preso in un controluce esistenzialista, è ciò che rimane di un uomo dopo la morte di dio. Un’identità fragile come un colpo di vento, un’esistenza sbandata che reinventa se stessa spostando arbitrariamente i confini del bene e del male, piantando la tenda dell’etica sul rovescio di se stessi, dove ognuno ha il proprio Kurz che legifera con ferocia nella giungla dell’inconsapevole.

Walter è un pericolo vivente, un’esplosiva incognita per se stesso e per gli altri, spettatori compresi. Le motivazioni da cui muove sono le più umane e condivisibili che si possa immaginare: assicurare alla propria famiglia un futuro di sussistenza economica per quando lui se ne sarà andato, farlo nel breve tempo che gli rimane, con le poche capacità professionali che si ritrova. E’ così che comincia a “cucinare” metanfetamine, ed è così che incontra il proprio alter ego, tale Jesse Pinkman, ragazzetto moderno schizzato e inaffidabile e tossicofilico che si prenderà carico di distribuire il prodotto.

La narrazione si avvia e procede in equilibrio perfetto tra commedia e noir, lo stile di regia è brillante, i personaggi secondari sono interessanti e ben tratteggiati, il ritmo è teso e avvincente, con pochi ristagni di sceneggiatura, ma non è l’eminente fatto tecnico il cuore di questa esternazione.

Ho visto le cinque serie di Breaking Bad in un’unica soluzione lunga due settimane, alla media di cinque episodi al giorno, ne sto uscendo ora, con la sensazione di aver vissuto una seconda vita segreta.

Non c’è un minuto della serie in cui il signor White riesca ad evadere dall’ambiguità dei propri sentimenti. Come un soldatino di fanteria procede sotto il fuoco terribile del destino post-moderno facendo sforzi immani per tenere separati i buoni sentimenti dai cattivi, mascherandosi di menzogne sociali per realizzare l’obiettivo sacrosanto che lo stringe, spogliato della comprensione di tutti, a cominciare dai propri affetti più cari, eppure guidato affettuosamente per mano dalla più antica e potente delle Consigliere e delle Genitrici: la Morte.

Walter è la ferita che ci riguarda, quell’antieroe vagheggiato da Carl Gustav Jung capace di prendere su di sé il destino fallimentare e violento dell’uomo moderno che, asserragliato nella coscienza illusoria della propria “bontà” epistemologica, irretito dalle retoriche dei buoni sentimenti, spinge fuori di sé la parte oscura di natura brutale che gli compete, generando ogni sorta di conflitto e guerra nelle relazioni interpersonali, sociali, politiche del pianeta.

Così White, alias Heisenberg, si avvicina a se stesso e alla nostra poltrona con la sincerità disarmante dei folli senza negarsi alcuna oscurità, facendola finita con i buoni sentimenti e le morali da comodino, scavando a piene mani dalla fossa biologica dei propri sentimenti più laidi, facendosi carico delle proprie azioni più turpi, così come ogni uomo dovrebbe presentarsi, nudo, alla propria coscienza.

Da Nietszche a Jung a una serie televisiva, chi l’avrebbe mai detto, dopo che dio è morto, dopo che anche il mito dell’Eroe ha esaurito la propria parabola salvifica per generare guerra permanente, dopo che il pianeta non sa più come dirci che abbiamo passato il maledetto segno, forse non deve sorprenderci troppo che, a volersi salvare, occorre forse rimettersi umilmente alla vera signoria mediale che ha piegato gli ultimi decenni, il Video, e dentro di esso mettere bene a fuoco le mutande psichedeliche dell’indimenticabile signor Walter White.

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http://www.cb01.tv/serietv/breaking-bad/

7 risposte a “Breaking Bad, una Mutanda Noir ci Salverà dal Caos

  1. Difficilmente compro un libro quando tutti ne parlano, stessa cosa mi accade con i film. Ho sentito parlare entusiasticamente di questa serie TV praticamente da metà delle persone che conosco (figlio compreso) e come al solito, quasi per principio, l’avevo scartata a priori. Leggere te che ne tessi le lodi però fa la differenza, perchè ti so spettatore attento e difficile da catturare e adesso sono tremendamente incuriosita…..
    😉

  2. Non sono riuscito nemmeno io a staccarmi davvero da BB.
    Sono fermamente convinto che nel pazzo calderone USA qualcuno avrà per forza provato a replicare dal vivo.
    Per forza.

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