Nica bus on a Photostring

Cogliere le differenze che ancora sopravvivono al mondo è dovere di ogni buon uomo post-moderno che non abbia voglia di arrendersi al circo globale che va montando ovunque. Così il Nicaragua, da qualsiasi verso lo si voglia attraversare, è ancora una grande riserva di Anima a cielo aperto, una specie di polmone, un po’ ingiallito per la verità, che respira per mantenere in vita il diritto di tutti ad avere un’individualità, un pensiero sociale locale, una storia umana che si distingue, che sa soffrire e immaginare.

E’ difficile andare via da questa terra, l’ultimo giorno sono passato sulla piazzetta davanti all’università di Leòn dove i giovani si riuniscono a centinaia per giocare a calcetto, a basket, per saltare sugli skateboard, chiacchierare, preparare accoppiamenti o quant’altro di cool la vita riservi. Si vacilla un po’ in questo spiazzo dominato dal grande murales che rappresenta crudamente, in una grande drammatica scena collettiva, l’esercito di Somoza che il ventitre luglio del ’59 apre il fuoco sugli universitari che manifestano e ne ammazza quattro.

Leòn è gonfia del sangue rappresentato sui murales, piena di questi sacrari della memoria rivoluzionaria che riempiono angoli di mura dove sono ancora evidenti i colpi di mitragliatrice. Ovunque, nel parco centrale intorno a cui si raccolgono i paesi, lo spazio dedicato ai giochi dei bambini è vasto e attrezzato, circondato dalle scritte che dichiarano il valore dei diritti dell’infanzia. 

I ragazzi di Leòn giocano a calcetto per ore davanti all’immagine del loro ’59, quando una squadra segna un gol nemmeno si esulta tanto, i giocatori escono velocemente ed entrano altre squadre improvvisate, i movimenti sono perfetti, magnetici, paiono organizzati da una regia inconsapevole.
Avrei voluto chiedere a qualcuno quanto e se le loro ciabatte fossero più consapevoli e ancorate alla memoria di quelle degli analoghi occidentali I-phonizzati che popolano il Viavia hostal, un posto trendy e rilassato per gli occidentali in gita.

Il Nica m’ha risposto con un’alzata di polvere, ho rivisto Antonio Reyes, tassista filosofo che pareva uscito da un romanzo di Marquez, mentre mi portava in giro per i Pueblos Blancos e mi stordiva di storie e sorrisi. Antonio Reyes, un nome che pare inventato tanto tipico suona, il nome semplice di un ex-funzionario statale, ex-pugile dilettante, ex-eiaculatore precoce che ha perso una moglie per quel tremebondo alzabandiera che teneva lì sotto.

Antonio Reyes Socialista, non Comunista, fai attenzione amico mio italiano, come nello spirito della rivoluzione sandinista, come nella solidarietà per ogni cosa che ancora per un po’ sopravvive quaggiù, in attesa del solito avvento globale che preme già alle porte. Il Nica normalizzato, dove la vita costa ancora un soldo, sta per essere invaso dal potere del vecchio nemico americano, il dollaro alato, una di quelle cose storiche che mollano i loro bisogni sul tuo tappeto di casa e ti spezzano il fianco con una gomitata, facendoti credere che sono diventate tue parenti intime.

4 risposte a “Nica bus on a Photostring

  1. Bellissimo questo tuo articolo, mi hai fatto venire anche un po’ d’invidia perché quella terra mi è rimasta in mente come una più belle “poesie” dei miei anni passati, e “Sandinista” sta li ha dimostrarlo. Poi come sempre arriva e arrivano le illusioni del capitale e tutti finisce, come il goal che mette a tacere gli animi dei perdenti: quasi sempre vincono quelli che hanno i soldi. Mi vine in mente un viaggio fantastico fatti in Jamaica negli anni ’70, e poi rivista nei ’90 con l’avvento del dollaro: uguale a “delusione”. Rimangono le emozioni… quelle non si possono dimenticare!
    Un brindisi… gabde viaggio!

    • già, Sandinista è storia nella storia della nostra generazione, ma a chi interessano più oggi i “bozzetti” di un mondo fatto di regioni, ognuna col suo sogno e la sua individualità irriducibile. Si gira per produrre Selfie oggi, mediamente, my friend.

  2. “se le loro ciabatte fossero più consapevoli e ancorate alla memoria di quelle degli analoghi occidentali I-phonizzati e trendy”.
    bella domanda. ma bisognerebbe prima capire coza ezere conzapevoleza. chettidico, Alex, probabile che senza rendercene conto, ci estingueremo tutti nelle riserve indiane…
    : ((

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