3 Respiri di Capogatto

ebLo stato di grazia è un balzo,

raggiunge altezze ragguardevoli

e precipizi di contraddizione –

un corpo cade, uno vola”.

E’ così che si entra in Capogatto, l’ultima antologia poetica di Emilia, si scivola o ci si innalza improvvisamente come in una grande giostra narrativa priva di spigoli. Confesso che ho un debole per la scrittura di questa autrice, lei lo sa, così forse le verrà un sorriso quando affermerò che non le darei mai della “poetessa”, perchè non mi piacciono gli steccati e ho a noia un certo simbolismo reiterato e vaticinante che tracima dalle medie vasche poetiche della Rete.

lui è un buco nero,

le polveri, gli ammassi,

i sistemi stellari tutti,

i gas mortali della mente

e io oscura, come

il vuoto che separa i nostri

due corpi”.

Per me Emilia è semplicemente una scrittrice esuberante, raffinata, matura, visionaria, dotata di una frase ariosa che apre sempre una possibilità al codice della prosa, con una varietà e precisione espressiva che a tratti incanta. C’è un grande respiro dinamico che agita le pagine di questo libro, una qualità di segno cinematografico che lega saldamente una stanza narrativa all’altra; così si entra nell’orbita dello stupore animistico o in quella radente del dolore/amore quotidiano o ancora in quella della metafisica e giù fino alla soglia dell’iperreale, dell’ironico, senza avvertire nemmeno il passaggio di scena.

– Chiamami durante le ore di lavoro

sono questioni semplicissime –

[Dio si mente per un contratto] mi dico

dispostissima a rischiare,

ad aiutarti a prescindere

dall’esito di questa selezione

e dagli umori irritabili

dei detrattori”.

Bisogna credere per forza a Kafka, quando nei Diari afferma che ciò che si è non lo si può esprimere, tutt’al più si può comunicare ciò che non siamo, ovvero la menzogna. Anche Lacan sostiene che in amore doniamo ciò che non siamo o che non abbiamo. E allora è questo per me il senso più stringente della scrittura e della letteratura, costruire certezze inattaccabili sull’orlo del vuoto, dettare minute precise circa il luogo da cui manchiamo e che, bruciando di desiderio inevaso, si negherà presso sempre.

Capogatto di Emilia Barbato, in questa luce, è un intero piccolo mondo palpitante, una doviziosa menzogna da tasca, una ribellione e un cedimento, così come si china la fronte per necessità, tra il compunto e il sornione, al grande labirinto enigmatico che ospita il nostro vecchio capo taurino.

“monete da mezzo denaro, tributi

sotto la lingua per la traversata

di un rigagnolo, trascurabili sfiliamo tra dita

cupide, riposizionati

nelle abilità e nell’orgoglio ci offrono

il peso puro, celeste, di una lacrima,

tengono il nostro disamore,

la leggerezza di un’ostia intera”

3 risposte a “3 Respiri di Capogatto

  1. Non solo sorrido ma trovo coraggio. In questi giorni mi tormento chiedendo a cosa possa servire la mia scrittura, che contributo possa dare, quali azioni debba eventualmente attuare per farla conoscere e se abbia senso farlo. Tu sai quanto io trovi tutto questo giro troppo pieno di specchi, di riflessi spesso mostruosi e così sempre più di frequente mi dico che la migliore risposta al vuoto sia il silenzio. Poi ti leggo e sorrido pensando che valga la pena scrivere anche solo per leggersi con le tue parole, quelle di uno scrittore che stimo e che leggo senza storcere il naso, emozionandomi, vedersi con i tuoi occhi, sentirsi un po’ così, visionaria, ancora capace di stupore animistico e credere “che possa ancora costruire certezze inattaccabili sull’orlo del vuoto”. Ti ringrazio Ale per questo dono.

    • un peccato non aver avuto più tempo per sviluppare, la mia forma di silenzio al momento è questo avere brevi finestre di concentrazione in cui gettare l’amo, oltre c’è il fermo biologico, ovvero quella stessa domanda che ti fai e che trovo sana e sacrosanta, vuol dire quantomeno che si è vicini al nocciolo, si scrive per raggiungere un punto ipotetico dentro se stessi, poter stare senza pubblico e anche senza scrittura, a limite, è una garanzia di saggezza 🙂 (oltre che di cura per la qualità del comunicato)

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