La Dea del Cornetto Impotente

IMG_1562

Il tono prevalente del locale è quello di una colazione italiana di classe, quasi una boutique del lievito appena sfornato. Maribrunetti si chiama il bar, i dolcetti sembrano buoni, fantasiosi e sempre caldi, gli perdoneresti pure l’orribile video sospeso in alto dove si alternano i cantanti italiani con le loro favelle da pochi spicci. C’è solo qualche piccola circostanza da limare, una è che con la pasticceria non ci prendono proprio: i cornetti escono frolli, poco cotti, appiccicati alla carta forno, tu fai per prenderli e crei un regolare blob spiaccicato tra la teglia e la manica della giacca buona e devi chiedere aiuto a loro.

E arriva lei, immagino si chiami Marina Brunetti o pressappoco, una bella mora carnosa che va vista da dietro mentre fa sbuffare la Gaggia per apprezzarne il sontuoso lato politicamente scorretto. Lei comanda collaboratori e clienti a bacchettate di “Caro” e scudisciate di “Tesoro”, basta una volta che le sorridi ed entri nel girone del Caro, spendi una chiacchiera e immediatamente finisci nella vasca ambivalente dei Tesoro. Si crea così quest’illusione di contatto da cui è difficile svincolarsi, lei è impulsiva e sensuale con due occhi neri profondi e appuntiti che s’incazzano facilmente. Ci mettono poco a farti fuori con un taglio d’occhiataccia definitiva, quando a Maribrunetti je rode come spesso accade, come l’altra mattina appunto.

Sovrappensiero, col desiderio tuffato nel cappuccino bollente, prendo sto cornetto per la punta e lui mi si piega tutto come un’erezione impotente, si piega e si spezza e finisce per terra esplodendo la crema pesante da cui è farcito. Io mi guardo le scarpe schizzate, ho quasi finito il cappuccino e potrei andarmene in silenzio, non m’ha visto nessuno. Invece chiamo Meri che sta straimpegnata col suo lato scorretto danzante e le dico gentilmente che mi scusi, m’è caduto il lievito, c’è da passare uno straccio a terra altrimenti con la crema ci ripavimentiamo il locale intero. Lei ci mette un po’ a reagire, quando si gira mi punta addosso sti due trapani neri e un attimo dopo me la trovo accanto col mocio sguainato che mi dà un’ancata di malagrazia per passare.

Pago e vado via salutando ad alta voce, MariBrunetti non ricambia nemmeno con uno sciatto Caro, io accelero il passo e penso: che cazzo, cosa le vuoi dire a Brunetti, in finale, prendi l’ancata politicamente scorretta e te la porti a casa, e qui chiudiamo per una forma di decenza che esiste solo nel pensiero sociale lineare. Intanto tutto un codazzo di sensazioni contrastanti ti insegue chiedendo se sia ancora il caso di frequentare la mora ormonale e incazzosa che fa morire i Ficus Ginseng che ha posto a ornamento dei ventilati tavolini fuori. Sono bonsai loro, in fondo, e un tantino ben Giunone, se permettete, lei.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...