Chernobyl, Caraibi.

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Scosto gli occhi da Forster Wallace e riprendo fiato, un attimo per sedimentare quei bei frasoni di due pagine che ti legano a una sequenza infinita di virgole oscillanti come tarzan alle sue maledette liane sospese. Cosa stiia dicendo il bel DFW può pure restarsene un mistero, tutto sommato, quel che conta è la sensazione unica di trovarsi sospesi sopra un grande baratro semantico in attesa che un punto e un capoverso ripuliscano il parabrezza dagli schizzi del linguaggio. Sto leggendo/prendendo il sole su un limite abominevole che, concepito come montagna russa, strapperebbe gridolini di piacere a una mandria di adolescenti in gita. Ci sono anche i Russi, per la verità, insieme a peruviani, bengalesi, olandesi, filippini, tedeschi, francesi e, incredibile visu, due pullman almeno di coreani che sfilano a piedi sulla spiaggia bianca capitanati dalla solita tour-leader con bandierina e ombrellone sguainato. Così, sotto il fraseggio di Wallace va in scena il vuoto, e sotto i glutei ammaccati dal tanto stare riesco a immaginarmi gli strati di metalli pesanti che affondano nella terra. In superficie una grande, deliziosa spruzzata di innocuo carbonato di calcio che sta facendo la fortuna delle spiagge bianche tra Rosignano Solvay e Vada, provincia sud di Livorno, 5 km di arenile cui negli ultimi due anni è stata assegnata pure la famosa Bandiera Blu. Capperi se non sembra una qualche razza di post-verità, la propaganda farfallona di un assessore fascio-grillino a secco di cervello. Ora, come degli adolescenti urlanti ci si domanda se ce la faranno a superare la psicosi virtuale di una tempesta di ormoni che straparla nelle vene, di questo luogo qui ci si interroga se ce la farai ad andartene sano e salvo, come un generatore di follia low-cost che sei costretto a risolvere per come ce la fai, coi tuoi poveri ragionamenti abborracciati. C’è il mercurio nell’acqua e l’altezzoso, ermetico cadmio, ma pare in concentrazioni simili a molte altre spiagge italiane che non hanno scarichi nei pressi. Il paradiso chimico è finito comunque sui depliant turistici del mondo e attira ogni anno sempre più seguaci esteri più un mucchio di sposini che vengono qui a spararsi le pose, tanto che stanno pensando di far pagare il diritto a immortalarsi felici nelle more del bicarbonato di sodio. In ogni caso si tratta di un inizio d’agosto, la tua mente-racchettone scaglia via ogni piccolo pensiero dandogli quel bell’effetto a parabola, il luogo è un incanto per gli occhi, e le orecchie godono dell’assenza del coattume romano e napoletano che inquina mediamente gli arenili del centrosud, cosa si può desiderare di meglio al mondo psichedelico di ferragosto non saprei. E allora sto, e scruto la Matta coperta che mi fa vincere il banco. Sia lodato il carbonato di calcio che ha servito le candide carte.

 

 

4 risposte a “Chernobyl, Caraibi.

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