Un manuale di cervello per nutrire l’Anima

PSYCHO 3000 – SE INCONTRI FREUD PER LA STRADA, UCCIDILO!

Esistono miliardi di rappresentazioni del mondo, una per ognuno degli esseri umani che calcano il suolo terrestre, a non voler pensare ciò che la realtà proietta nelle menti degli altri animali o ancora, tra le bradipe coscienze dei vegetali.

E’ difficile credere all’oggettività esterna dei fatti, c’è sempre un’emozione-percezione personale che deforma la sostanza.

Bisogna pensare l’universo intero come campo di applicazione dell’immaginazione. Dal punto di vista del soggetto, il mondo si ricostruisce infinite volte tra tutte le notti che andiamo a dormire e le innumerevoli mattine che ci risollevano alla luce.

Gli sciamani dell’America centrale, da tradizione, continuano ad attendere il sorgere del sole dagli speroni di roccia sulle montagne, convinti che solo la loro presenza assidua e carica di devozione permetta alla stella della vita di issarsi fino alla sommità celeste.

Fa anche sorridere, come la storia umana sia un ciclico ripetersi di acquisizioni e perdite di consapevolezze, di infinite riscoperte di luoghi, di conclusioni che giungono allo stesso punto dopo viaggi diametralmente opposti.

Questo reportage inizia fisicamente dal vagone di un treno in corsa nella lunga galleria dell’immaginazione.

C’è una voce profonda alle mie spalle.

Io mi trovo sospeso ai limiti della galassia, sono puro pensiero che esegue, senza un filo d’emozione accanto.

Muovendo di taglio un’enorme fascio di luce che ho nelle mani disintegro un intero sistema di pianeti scuri, governati da un gigantesco sole d’ombra.

La voce riconnette ciò che sto facendo a un filo di significato che non seguo, parla col mio inconscio, esegue operazioni metaforiche mentre io sono totalmente altrove, intanto continua a fornirmi indicazioni.

Mi viene detto di andare a cercare me stesso in un’altra esistenza, in una vita precedente, probabilmente.

Passa un istante e il mondo si ricompone.

Da uno sperone di roccia in alto guardo una larga vallata incassata tra le montagne.

Vedo le lunghe colonne di fumo che salgono dai villaggi e il fuoco che li arde come fossero cerini.

La fitta di dolore che provo mi stordisce, il giudizio critico l’ho sospeso un quarto d’ora fa.

Ciò che so ora di me stesso è solo l’infinito rimpianto che mi coglie a pensare che la vita dello spirito mi ha portato a isolarmi quassù.

La mia famiglia viene trucidata a valle, brutalmente, da una guerra arcaica di bande che spostano il confine sul territorio.

Quel treno di immaginazione guidata correva dieci anni fa.

Non so quante volte ho ripensato lucidamente a tutto questo, nel tempo che è trascorso. Non so nulla di pianeti né di vite precedenti, non m’interessa nemmeno saperne di più.

So per certo, invece, che il preoccupante sintomo che avevo sviluppato si ridusse ed eclissò in poco tempo grazie anche e soprattutto al viaggio in cui quella voce esperta mi seppe guidare, all’esperienza sensibile che feci, che ancora oggi sento parte reale della mia vita come uno qualsiasi degli altri passaggi decisivi della mia esistenza che si sono svolti nel piano della realtà.

Fu Sigmud Freud stesso a scoprire, o meglio a riscoprire, che investigando l’inconscio delle persone si attualizzavano memorie di episodi mai avvenuti realmente.

Complessi, sporcizie, allucinazioni, il vecchio professore narciso e cocainomane gli dava sotto a categorizzazioni negative e pruriginose, si sa. Così non capì una beneamata di quel po’ di velo di sostanza umana che aveva sollevato.

La faccenda incredibilmente interessante è che la mente umana è in grado di generare realtà mentali parallele in cui i fenomeni accadono realmente.

E può usare queste realtà auto-virtuali per riscrivere il proprio passato, orientare il futuro, provocare attivamente il proprio benessere.

E’ esattamente questo il riflesso divino che dorme dell’uomo.

Così come, nel rovescio dello specchio concettuale, l’universo è uno sconfinato esercizio di immaginazione pura.

In oriente è risaputo da millenni.

Ora, se c’è un problema a mettere in moto questa enorme potenzialità, è solo quanto stupidamente, nelle culture occidentali, la mente rappresenta di solito se stessa.

Cresciamo nel mito scientifico delle vaste potenzialità cerebrali che non usiamo, ma nessuno ci insegna mai come coltivarle e svilupparle.

Da che si emette vagito al mondo, c’è sempre qualcuno più adulto di noi che ci prende da una parte, metaforica o meno, e ci spiega e ci rispiega la banalità dell’uomo, la ristrettezza del suo pensiero, quei pochi schemi necessari al galateo dell’esistere.

Le persone pensano e costruiscono una realtà limitata, definita dalle nevrosi culturali ed educative del proprio tempo. Le vite di tutti sbagliano al mondo secondo pochi schemi precisi. Le donne continuano a incontrare l’ombra del principe per tutta la vita, gli uomini a incaponirsi coi puntelli di genere, con le partite e le donne oggetto.

C’è chi per anni attraversa le stanze dell’analisi senza spostare di un metro il centro dinamico della propria esistenza, sa tutto sul vissuto emozionale indotto dalle figure genitoriali nel proprio passato ma ha perso di vista se stesso, i propri bisogni prossimi, il futuro cui aprono i desideri, se solo ti degnassi di ascoltarli.

Si diventa facilmente topi da biblioteca dei contenuti, si passa la vita a categorizzare il bene e il male di se stessi senza capire che il dolore, il disagio e il benessere, il cambiamento sono sostanze dinamiche, prodotti di una mente nell’istante presente, e dal presente possono essere manovrati, ad avere in pugno un corretto libretto di istruzioni per far funzionare “la macchina” cerebrale.

Non c’è alcun contenuto passato da “riparare”, non esiste alcuna ricetta esistenziale che prescriva necessariamente la medicina di tuo padre e tua madre per anni dal meccanico dell’anima.

La nuova medicina dell’anima è un radicale mutamento di paradigma: si deve abbattere la distanza siderale che intercorre tra terapista e paziente, tra conoscenza esperta, da una parte, e sofferenza dall’altra. La mente dispone di strumenti e strategie per provocare una depressione così come per risolvere dinamicamente qualsiasi difficoltà, questo è il nudo dato scientifico.

Il simile cura il simile, la mente può curare se stessa, è nelle condizioni ideali per farlo, anzi, perchè le sue parti sane e malate condividono strumenti e linguaggi operativi, certamente più che un medico laureato e un paziente addolorato di fronte.

Si fa meditazione per imparare a osservare quale mare in tempesta possa essere il flusso del contenuto dei propri pensieri, per apprendere a separarlo dall’intima coscienza di sé.

L’esperienza del vuoto, della disidentificazione dal proprio dialogo interno, è già di per sé terapeutica, è la cura basilare che la mente riserva alla mente.

Con un passetto indietro, torniamo ora alla fine degli anni sessanta.

Mettiamoci in California, per esempio, facciamoci passare tra i capelli le ultime correnti di pensiero creativo che hanno agitato il mondo occidentale.

La cura dell’anima nei ricchi paesi dove tramonta il sole appare un percorso lungo e incerto, dai costi altissimi, un veicolo che può essere appannaggio unico delle classi sociali superiori. Il processo analitico e tutta la conoscenza dell’uomo da cui deriva è racchiuso nelle mani di pochi professionisti esperti, i quali appoggiano il senso del loro operare su teorie concepite da menti di altre epoche.

E tutto questo dorme negli alti scaffali delle diverse scuole di specializzazione, si fanno ancora vasti convegni e guerre di posizione concettuale tra famiglie del territorio paradigmatico.

Mentre l’uomo sociale medio continua a essere travolto esponenzialmente dai malesseri della modernità.

Ecco, in quegli anni, su quelle spiagge, c’è qualcuno illuminato dal genio della semplicità, della nuda pratica, che pensa a tutto questo.

E decide di cominciare a sperimentare come funziona l’anima gettandosi dall’altra parte dello specchio analitico, beffandosi di ogni teoria.

Il piano sperimentale della ricerca che Richard Bandler e soci mettono su è di un’ambizione prodigiosa. Intendono tradurre le prassi terapeutiche di Milton Erickson in “regole” di come funziona nell’uomo il processo del cambiamento, della guarigione terapeutica.

Centinaia di ore di psicoterapia individuale vengono filmate, categorizzate, analizzate in ogni dettaglio linguistico, para-verbale e non-verbale del campo esperienziale condiviso da terapeuta e paziente.

Corpo, parola, emozione, retorica, gesto, vengono ridotti a codici, a ridondanze, a sequenze di processi che generano esiti, piacevoli o spiacevoli, funzionali o meno.

La geniale squadra di Bandler e soci non sta facendo altro che applicare il modello scientifico alla comunicazione umana, con una consapevolezza problematica del campo d’osservazione che non è azzardato accostare a quella dei fisici quantistici.

E’ chiaro che il paradigma d’osservazione che si applica ai fenomeni determina tipo, esito e quantità delle esperienze osservate. Non è una teoria quella che si cerca, piuttosto un modello operativo della mente umana, un sistema certamente complesso ma che possa essere disegnato attraverso snodi semplici da concepire e manovrare.

L’obiettivo è rendere accessibile la leva del cambiamento a chiunque, disegnare processi e strategie della salute mentale fuori dai lunghi e costosi musei dell’anima delle psicoterapie tradizionali.

Ecco allora le chiavi del vostro benessere: il terapeuta del terzo millennio dovrà sapervele insegnare e, soprattutto, consegnare in mano, piuttosto che farvene sentire il costoso tintinnio per lustri, mentre state sdraiati sui lettini del potere terapeutico che dorme alle vostre spalle.

Questa era la sfida e la rivoluzione per cui Bandler si preparava, all’inizio dei luminosi anni Settanta. 

1.Continua

RISPETTO PER L’ANIMA, ISTRUZIONI PER LA MENTE

Con una punta di imbarazzo inizio a scrivere la seconda parte.

Sto per infilarmi in una descrizione dei modelli di comunicazione estrapolati da Richard Bandler e soci che ricalca i tecnicismi dei manuali.

Mi viene in mente allora il brillante pensiero di James Hillman. La via alla salute mentale passa per una rifondazione delle categorie cliniche e diagnostiche in cui il disagio umano viene inscatolato sotto vuoto spinto.

Jim è stato un altro che, negli ultimi quarant’anni, ha provato a far saltare il tavolo concettuale delle istituzioni medico-psichiatriche.

Dietro il dolore c’è un Daimon, un complesso psicologico che fa parte dell’anima.

Il disagio individuale e collettivo della nostra società deriva da un approccio sbagliato. Il Daimon non si cura, piuttosto lo si riconosce e lo si asseconda nella sua opera di creazione di significato, di destino.

L’anima non può essere incisa col bisturi scientifico del DSM-IV.

Vent’anni fa la mia analista junghiana mi guardava seria e preoccupata, i giorni che, con trasporto, le parlavo di James Hillman.

So che lei aveva a cuore il buon esito del mio cammino, temeva che il pensiero de-psichiatrizzato di Jim potesse confondere la mia prospettiva, togliermi di dosso quella tensione alla ricerca di un motivo, di una mia responsabilità diretta nelle circostanze problematiche che le sottoponevo.

Vinse lei alla fine, la mia fu una riuscita analisi classica, classicamente lunga e tortuosa e costosa.

Ma a me non è mai passato di mente che i presupposti a monte del suo schema di lavoro hanno plasmato profondamente quell’esperienza, e che quei presupposti, soprattutto, sono fondati nell’humus culturale dell’uomo di inizio novecento.

Diversi presupposti generano esiti differenti.

Sotto il sole della California, quasi cento anni dopo, la Programmazione Neuro-linguistica di Bandler ha provato a ridisegnare la Mappa.

Neo-romantico Hillman, post-scientifico Bandler, da percorsi opposti entrambe rovesciano il lettino, rivoluzionano il concetto di “cura”, si accostano con rinnovata fiducia e rispetto a quel mistero che rimane l’esperienza inconscia dell’uomo.

Non faremo un manualetto tecnico di PNL, parleremo di presupposti, di fondamenti.

Il primo è certamente questo: Inconscio è quello strato dell’esperienza umana che governa i comportamenti automatici del nostro stare al mondo.

Parliamo di gesti e di emozioni, di stati d’animo, di filtri e pregiudizi, di schemi di successo e di fallimento, di esiti dolorosi. Tutto un mondo che ci governa oltre la nostra volontà cosciente ma non così lontano, come appare agli psicanalisti, da non potervi intervenire con le giuste strategie di lavoro.

Non occorre sdraiarsi su nessun lettino né far oscillare alcun pendolo davanti al vostro sguardo attonito, nemmeno faticare per anni, investigando sogni e resistenze e atti mancati.

Inconscio, Ipnosi, Stati auto-ipnotici, sono lì a due passi dalla nostra portata, per niente misteriosi. E questo è già un bel pezzo di rivoluzione.

Inconscio, per fare un banale esempio, è soltanto quello stato parallelo auto-ipnotico che vi guida a casa in perfetta sicurezza nel traffico serale, mentre tutt’altra parte della vostra mente è impegnata al telefono o in astrusi calcoli matematico-esistenziali sul futuro del vostro conto in banca.

Viviamo sul bilico di due livelli di coscienza attivi contemporaneamente. Non c’è scalino né porta da attraversare, solo un Continuum di gradazioni di Stati li connette.

Potete cambiare il vostro stile di guida in funzione delle mutate esigenze ambientali delle strade, se ne avete necessità, intervenire con la consapevolezza e ridisporre i termini dei vostri programmi automatici semplici.

Ho partecipato a una cinquantina di giornate di esperienza d’aula da discente, una trentina da docente.

Ho visto e sperimentato il passato che rivive nel presente per essere re-impresso con le consapevolezze che al tempo mancavano.

Sono stato guidato e ho guidato io stesso le strategie di immaginazione e percezione attiva dei vissuti connessi a fobie, ansie, sintomi, indecisioni patologiche, cattive abitudini, incapacità di programmare obiettivi, insuccessi di ogni tipo.

Mi hanno insegnato e ho inventato io stesso soluzioni al malessere.

Ho imparato soprattutto che una via strategica c’è sempre, non occorre sapere quale in anticipo, basta avere un metodo per andare a cercarla quando serve.

Che i sintomi psicologici rivelano come siamo fatti di trance automatiche sorrette da parti in conflitto che desiderano cose e attenzioni diverse, talvolta opposte.

Che si può raggiungere il centro mobile della dinamica metaforicamente, tirando fuori le Parti che alimentano un disturbo, dandogli un nome e una collocazione spaziale, facendole esprimere.

Letteralmente, negoziando. Ho visto e verificato come l’esito corretto di una negoziazione è un vantaggio per tutte le parti in causa.

Tutto questo, il segreto delle “guarigioni miracolose” di Milton Erickson e di altri maestri della comunicazione e del cambiamento, alla luce delle ricerche della Programmazione Neuro-linguistica, cominciava da un’attitudine profonda a calarsi nell’esperienza fisica ed emotiva dell’altro.

Erickson riusciva a ricalcare perfettamente l’universo verbale e gestuale dei suoi pazienti, la trance di sintonia che si sviluppava di conseguenza, non dissimile da quella che si sviluppa naturalmente tra innamorati, gli consentiva di operare direttamente sul livello degli automatismi inconsci della persona, aggirando col linguaggio metaforico le inevitabili difese che l’Ego innalza in una tradizionale terapia verbale.

Nessun fenomeno trasformativo si verifica in PNL se non è governato dalla capacità della Guida/Terapista di rispecchiare l’esperienza fisico-emotiva del cliente.

Questo implica una competenza molto fine nella lettura degli assetti non-verbali della persona, per un duplice motivo: mentre la mia Guida esegue con me la strategia di Re-imprinting dell’emozione corretta, deve saper leggere dai miei gesti, dai miei movimenti oculari, dal colore della mia pelle, dal tipo di metamodello linguistico che adopero per commentare l’esperienza, dal ritmo relativo che assume il mio respiro, se davvero vada eseguendo le induzioni nella mia realtà immaginativa e se queste stiano avendo gli effetti positivi programmati.

Tutto ciò è quella chiave decisiva che si chiama: Feed-back.

Inoltre, per stabilire quell’ambito esperienziale in cui io possa essere messo in condizione di farmi guidare profondamente, la mia Guida deve saper finemente utilizzare i miei stessi dispositivi verbali e non: parola, gesto, tono, ampiezza relativa del respiro.

La radice di ogni stato di cambiamento, in PNL, si sviluppa nel terreno di una relazione di rispecchiamento profondo tra Guida e Allievo, tra terapista e paziente. Con l’esperienza e una lunga pratica consapevole, è possibile applicare il modello a se stessi.

Ma non ci contate troppo e non provateci senza guida, niente scorciatoie.

Il cammino perchè l’auto-ipnosi funzioni è lungo, complesso e incerto.

E anche quello del cambiamento personale. Certi automatismi inconsci sono duri da abbattere, aveva ragione la mia analista junghiana.

Dentro l’uomo c’è un mentitore professionista, formato e patrocinato col contributo della società che lo ingloba. E gli stati dolorosi, sono sorretti spesso da parti emotive infantili che rifiutano di prendersi le responsabilità dei propri gesti. L’Ego stesso è un castello edificato da muraglie di difese psicologiche.

Evitando sapientemente l’irruzione in campo di concetti quali sanità o malattia, giusto o sbagliato, la PNL ritiene la personalità umana un sistema complesso di strategie e operazioni di costruzione della realtà soggettiva che ha la sua ragione di essere in base alla storia precedente dell’individuo.

Continuamente viene sollecitata la partecipazione attiva del soggetto nel determinare tipo, qualità ed esiti del lavoro su se stesso.

E qui voglio fermarmi con le descrizioni, nella cabina di regia del soggetto.

Non vedo futuro collettivo praticabile che non riparta dalla centralità del soggetto umano, dalla dignità riscoperta del proprio essere centro del mondo, dalla riproposizione dei propri bisogni primari di essere senziente, coinvolto profondamente e attivamente in ciò che lo riguarda da vicino, a cominciare dalla prevenzione e dal mantenimento consapevole della propria salute mentale.

Troppi poteri generici invisibili, per lo più, strozzano già il collo dell’essere terrestre, uno di questi, decisivo, è il potere delle cure, delle scuole di pensiero del corpo e dell’anima che nascondono e confondono le risorse terapeutiche e di auto-guarigione disponibili in natura all’uomo.

Non c’è dubbio che la Programmazione Neuro-linguistica abbia ridisegnato il panorama eco-mentale della specie, a occidente, facendo tremare il vecchio ipocrita edificio di delega in bianco della salvezza dell’anima alla casta medico-psicanalitica.

Dobbiamo fare ancora uno stop. Voi non li avvertite, ma io si, fortissimi.

Sono i lamenti e gli anatemi intellettuali che gli ipotetici amici psicologi e psicanalisti, in un mondo parallelo in cui circolano questi concetti, stanno sollevando con foghe accademiche da ghe-analizzi-mi, che conosco davvero l’Anima e il lettino. Figuriamoci il cervello e la mente.

Il povero Bandler è stato pesantemente attaccato fin sul piano esclusivamente personale, negli ultimi quaranta anni. Di lui s’è detto che è uno squilibrato, un violento, un superficiale nel pieno di un delirio narcisista. E La sua squadra di menti accusata di fare psicologia d’accatto, da banco di mercatino rionale.

Tra le righe del bla-bla accademico, intanto, la PNL ha già contribuito a spostare l’ambito della “cura della mente” dalle cristallerie intangibili delle stanze di terapia fino a comprendere le modalità extra-analitiche del Coaching, del Counseling e di altre tecniche che de-istituzionalizzano gli interventi e le categorie sintomatiche bersaglio.

Molti psicoterapeuti intelligenti, inoltre, hanno già trovato grande giovamento dall’integrare il loro lavoro classico con le strategie innovative della PNL.

Tuttavia, un viaggio nel cono d’ombra che la disciplina, come tutti gli oggetti al mondo proietta, va fatto.

E anche in quel panorama di luce che si prospetterebbe, se avessimo la lucidità di andare culturalmente avanti sul percorso che la PNL ha indicato.

Cominceremo la terza parte vestiti nel doppiopetto dell’avvocato del diavolo.

2.Continua

Cercasi Dio con i piedi ben piantati in terra

Ci sono cose che oggi non sono ancora vere, che forse non possono ancora essere vere, ma forse lo saranno domani. Chiunque abbia in sorte di percorrere la propria strada, lo deve fare armato di semplice speranza e colla consapevolezza della sua solitudine e dei pericoli che essa cela nei suoi abissi nebbiosi. La nostra epoca cerca una nuova fonte. Io ne ho trovata una, vi ho bevuto e quell’acqua mi è piaciuta. Questo è tutto ciò che voglio e posso dire. Le grida di coloro che non percorrono quella strada non mi hanno mai preoccupato, né mi preoccuperanno mai. Ogni novità si scontra sempre con la resistenza dell’antico.”

C.G. Jung

Con Jung l’inconscio ha smesso di essere considerato un ricettacolo di nefandezze privo di centro, ciò che emerge dal cannocchiale del geniaccio svizzero è che quella buia lontananza interiore dell’uomo ha una volontà e una finalità precisa.

Di Jung si celebra sempre il profilo di originale pensatore psicanalitico, colui che ha contribuito a ridefinire l’orizzonte freudiano in senso umanista, a disegnare i complessi mentali nel solco di una storia psicologica della specie, collegandoli all’idea del mito, a quella dell’Anima.

Ciò che è meno noto è quanto negli ultimi anni della sua vita il suo pensiero avesse nuovamente ripreso a correre per sentieri poco battuti, compromettendone l’immagine di eminente medico della psiche presso i salotti istituzionali del mondo.

I suoi lunghi viaggi di studio delle antiche culture della terra, le sue ricerche sulla percezione extra-sensoriale e gli abbozzi della teoria della Sincronicità furono accolti con freddezza accademica, quando non addirittura con palese scherno.

Eppure, intuito e visione si affinano nell’uomo man mano che la grande Signora dell’ultimo gesto s’avvicina. Così fu, nel silenzio generale, per Jung.

Il nostro discorso aveva promesso di occuparsi di Programmazione Neuro-linguistica, di come ci si possa accostare al mistero della mente e della sofferenza con occhiali nuovi, pragmatici, democratici.

Abbiamo già visto come l’inconscio sia una stato mentale decisivo ai fini della nostra salute mentale e del nostro divenire di uomini. Abbiamo anche visto come la PNL abbia estrapolato modelli e strategie d’intervento su questo strato profondo di coscienza. I percorsi e i termini del cambiamento sono stati ridefiniti ampiamente.

In particolare, si intendeva iniziare questa terza parte analizzando l’ombra di questo approccio, l’uso banale e commerciale che se ne fa. Tra poco ci arriveremo.

Si voleva qui accennare a come oggi diverse prospettive di pensiero convergano verso risultati simili. E tutti indicano la strada di paradigmi nuovi, rivoluzionari, per l’idea che l’uomo s’è fatto di se stesso e dell’ambiente che lo ospita.

Gli ultimi due decenni di ricerche della biologia cellulare, ad esempio, hanno messo in crisi i fondamenti della genetica e dell’evoluzionismo darwiniano così come sono stati concepiti fino a oggi. La scoperta che le cellule possono vivere e continuare a scambiare con l’ambiente anche dopo l’asportazione del nucleo dimostra che la componente genetica non è così fondamentale per la vita come si è sempre ritenuto.

L’epigenetica sta dimostrando che l’”intelligenza operativa” di una cellula sta nella propria membrana di confine, là dove si operano gli scambi con l’ambiente circostante. Una buona parte dell’informazione necessaria alla vita e all’evoluzione biologica, sostanzialmente, dipende dai “messaggi” del contesto fisiologico esterno, che si integra con le informazione di base presenti nei geni ma è in grado anche di farne a meno.

Trema dunque l’intero edificio evoluzionista competitivo di Darwin, se l’intelligenza cellulare è fondata sulla cooperazione informativa forse aveva ragione Lamarck. Nei meccanismi dell’evoluzione della specie c’entra molto il fattore collaborativo.

Su queste basi, nella convinzione profonda che l’uomo non è abbandonato al destino deterministico dei propri geni ma è piuttosto co-creatore della propria realtà psico-biologica e somatica, il biologo Bruce Lipton studia e propone modelli di cambiamento profondo di convinzioni, modelli di pensiero, credenze primarie della persona. Torna il concetto che l’organismo umano è una totalità sistemica auto-regolantesi, il pensiero e la coscienza influenzano lo strato biologico del corpo e viceversa.

E’ una prospettiva molto simile a quella cui la Programmazione Neurolinguistica era giunta dal punto di vista della psicologia sperimentale.

Il terzo millennio, di fatto, oltre a presentare uno scenario globale preoccupante, s’è aperto con una speranza. Se fisica quantistica, biologia e psicologia riuscissero a unire disegni, prospettive, pulsioni di ricerca, l’umanità potrebbe avere delle belle sorprese in un futuro di breve-medio termine.

Tanto per dirne una, serie ricerche scientifiche testimoniano come soltanto una percentuale del 5% di tumori ha una causa chiaramente genetica. Vuol dire che sul 95% dei casi si può intervenire con la prevenzione e l’educazione psico-sanitaria. Esistono già diversi modelli di intervento “cognitivo” sulle strutture delle credenze profonde che sostengono la malattia. L’ambito della ricerca possibile sulle strategie che re-insegnino le funzioni di auto-guarigione è vastissimo.

Siamo in un ambito molto delicato della ricerca e della comunicazione scientifica, anche qui gli interessi delle istituzioni in ballo, mediche e farmaceutiche, sono enormi. Il lavoro scientifico e informativo da compiere in questo ambito deve assumere un risvolto politico consapevole, altrimenti il destino di questi discorsi sarà quello di una piccola cultura di nicchia.

Torniamo ora, dopo lunga digressione, alla nostra PNL, il cui campo d’indagine di partenza è quello della Comunicazione interpersonale e sistemica.

Per questo motivo, sopratutto se applicato al mondo del Business, il modello può prestarsi a un cattivo marketing di se stesso, a semplificazioni e banalizzazioni che gettano cattiva luce sul modello intero.

Incontrate la PNL, di solito, dove opera la comunicazione persuasiva. Provate ad andare a visitare un appartamento con gli agenti di Tecnocasa e ve ne renderete subito spiacevolmente conto.

Si tratta, spesso, di giovanotti inesperti a tutto ma molto entusiasti, strozzati da alti nodi di cravatte larghe come tangenziali. Vi sommergono di chiacchiere a velocità paranoide, vi blandiscono con plastificati interessamenti della prima minchiata personale che gli date in pasto, cercando di scimmiottare un ricalco persuasivo della vostra esperienza che non sedurrebbe nemmeno un protozoo infelice e solitario.

Nei centri nazionali di formazione alle vendite, come polli in batteria strizza-fatturato, costoro sono sottoposti a un semilavaggio del cervello di due giorni appena, in cui a ognuno, con la storia del potere che vi dà l’utilizzo del ricalco persuasivo, viene fatto credere d’esser capace di tutto.

Analogamente a come Beppe Grillo che anni fa, prendendo in giro il serioso Mino D’Amato, camminò a piedi scalzi sulla pizza margherita ardente, costoro vengono spinti a camminare su un fuocherello di braci, a suggello della presunta potenza umana acquisita durante la formazione intensiva piennellistica.

Sono sciocche facezie da mago Otelma, queste. Chiunque, con appena il diploma di quinta elementare, può camminare velocemente sulle braci senza conseguenza alcuna. E due giorni scarsi di formazione d’aula sono capaci di rendere carne di porco qualsiasi linguaggio-metodo un po’ articolato.

Consiglio vivamente, a chi intende intraprendere un serio percorso di conoscenza della materia, di scansare i ciarlatani del cambiamento in 24 ore, di rivolgersi piuttosto a organizzazioni serie come l’Istituto Italiano di PNL di Bologna (con sedi a Roma e Milano) che rilascia la certificazione internazionale di Pratictioner e Master Pratictioner.

Gli strumenti che si apprendono sono potentissimi, c’è bisogno di Psicologi esperti e di Tutor che governino il processo d’apprendimento che è lungo e implica l’impegno personale a mettere in gioco se stessi, i propri valori e schemi di riferimento, gli eventuali dolori che la vita vi ha fatto spazzare sotto il tappeto del mainstream cosciente e che possono riemergere improvvisamente, mentre si è impegnati ad apprendere ciò che all’inizio appare come un divertente gioco di approccio alla comunicazione.

Lo è, di fatto, anche, ma è sempre meglio, in generale e nella vita, essere pronti a incontrare l’ignoto di se stessi. Che senza l’emergere di questo oscuro testimone, pochi cambiamenti sostanziali sono possibili al mondo.

Maneggiare con cura, quindi, evitando le facili banalizzazioni, di se stessi e della materia con cui si ha a che fare, che è inconscia e riserva sorprese.

Eccoci arrivati al dunque.

La PNL “cura” la sostanza dei problemi nell’unica maniera che natura umana riconosce: con gli strumenti stessi che in altro caso hanno determinato i disturbi, ovvero le operazioni strategiche dell’immaginazione guidata.

Il campo di esplorazione e cura dove avvengono i vissuti e si organizza il cambiamento è una sfera di interazione psico-fisica profonda, di rispecchiamento tra Guida e Allievo, tra terapeuta e cliente.

La Mente non viene interpretata, piuttosto, interrogata.

Ciò che il Maestro mi insegna resta a me, ripetibile, enunciato a chiare lettere. In un certo senso, mentre cura il Maestro cede la sua arte.

Con questo gesto rende responsabilmente Maestro me.

Eppure c’è molto, molto di più, ed è ancora un territorio vergine da esplorare.

Penso a cosa potrebbe voler dire introdurre nei percorsi educativi primari i principi di ecologia mentale e le strategie di apprendimento della Programmazione Neurolinguistica, insegnare ai bambini come si usa un cervello nel terzo millennio.

Penso allo sprint che metterebbe le ali allo sviluppo di quelle potenzialità cerebrali di specie che ci sono ancora aliene, ma anche alla una nuova cultura che maturerebbe, dove la non-prevaricazione, l’attitudine a scendere profondamente nell’esperienza dell’Altro piuttosto che a temerlo come uno sconosciuto, aprirebbe la luce a panorami di civiltà inconcepibile.

Penso alla salute e alla felicità costruite collettivamente, attivamente e responsabilmente da ognuno, ogni giorno. E anche ai sogni, si. Ci penso con lucidità, con tutta la testardaggine di un cavernicolo che si interroga su come replicare l’esperienza incredibile del fuoco.

Come si diceva all’inizio di questo excursus: dal punto di vista del soggetto, il mondo delle rappresentazioni della realtà si ricostruisce infinite volte, tra tutte le notti che andiamo a dormire e le innumerevoli mattine che ci risollevano alla luce. La mente umana è in grado di generare realtà parallele in cui i fenomeni accadono realmente. E può usare queste realtà metaforiche per riscrivere il proprio passato, orientare il futuro, provocare attivamente il proprio benessere.

E’ esattamente questo il riflesso divino che dorme dell’uomo.

E noi tutti, le nostre culture, invece di piangere la morte di Dio, faremmo bene a rimboccarci le maniche esistenziali e partire oggi, subito, per andarlo a sostituire al comando della Realtà.   

5 risposte a “Un manuale di cervello per nutrire l’Anima

    • grazie a te, invece, che sei disponibile a perderti, non è cosa da niente, ma il segno della disponibilità a continuare quel processo evolutivo che ci ha fatto nascere a metà.

  1. Namastè.. oh.. altra anima affine e sorella. grazie di esserci. Caspita leggo cose talmente straordinarie che .. non riesco ad aprire un blog mio.. sarebbe pleonastico!

    • namastè è uno dei suoni più belli del mondo.
      straordinario può essere soltanto l’eterna ripetizione dei gesti, delle parole e dei pensieri che vengono dai nostri antenati cro-magnon.
      vabbè, per farla breve 🙂
      apri sto blog, dai, ciò che conta davvero è che ognuno arrangi con il proprio strumento la solita stessa canzone, bienvenue.

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