Geografie Live Night (sprofondare tra un racconto e un’amica)

 

2

Ce ne vorrebbero mille di notti così sul disco delle favole, salvo il finale; mentre cerco di dormire assisto a una specie di judo dell’assurdo tra me e il desiderio di sprofondare nell’incoscienza ristoratrice, il cellulare suona una decina di bi-bip tra mezzanotte e le quattro di mattina, non posso evitare di aprire un occhio ogni volta e leggere e sorridere e adombrarmi e ricacciarmi per pochi minuti sotto, o appena di lato. Finisce che uccelli dell’alba comincino a pigolare tenuemente, allora io mi alzo e mi metto alla tastiera del piccolo vecchio Nokia, illumino, armeggio, ripeto, scrivo qualche refuso òkj o .,njl o simili, quindi lascio stare, poi ripeto ancora come un mulo, la pianto lì e mando solo una faccetta sorridente e clicco di lato l’-esegui tutti- dei file di David Crosby: “Croz”(2014), una colonna sonora unica cui sono devoto da giorni.

*

“And sunny days can fool you
They can look wet with rain
And even words from a friend can bring back
The pain
All the pictures I see are smiling at me
But today I’m somebody new
Not really knowing just coming and going
A stranger just passing through”

Holding on to Nothing – Croz

*

Mi faccio un caffè, rabbrividisco un po’ nello scivolamento termico di aprile, bevo e mi metto a scrivere sulla tastiera madre del lap, non riuscendo comunque a evitare quell’imprecisione notturna che ti fa pestare ogni tanto in mezzo ai tasti, quel meccanismo ridicolo che fa saltare il prompt di scrittura tra blocchi precedenti di Word col risultato di continuare a produrre non-sensi, vere geografie di testo, fuori luogo.

Dall’altro capo del messaggio elettronico, l’amica più cara e preziosa che ho, nella notte freddina di Vigevano, dice che adesso se andrà a dormire, che è stata una notte fatata, un fuoco di riconnessioni impensabili a vecchie storie che ci vivevano e ci avevano sorpassato e sono tornate indietro, forse, a dirci quello che si erano dimenticate di dirci.

*

Maruska e io ci si era persi come nella vita succede, naturalmente, dieci anni nel corso di eventi che montano in sequenza nascondendo le figure ma tenendo vivi e ben saldi i ricordi, come piccole braci recalcitanti sotto la coperta di ceneri. Maruska l’avevo già persa diverse volte in passato, per periodi più brevi, avevo notizie di lei ogni tanto da amici comuni, aggiornamenti che la narravano felicemente spiantata in diversi angoli di mondo: il Nicaragua, l’Argentina, il Pigneto a Roma, l’isola di Procida a sud.

Da Procida ero ripartito un paio di mesi fa, buttando giù i ricordi sparsi dell’ultimo intenso periodo che ci si era frequentati sull’isola, in “Procidana”, il testo che si trova qui:

http://wordsocialforum.com/2014/02/20/procidana-un-cuore-comunista-ripreso-dall-alto-di-alessandro-gabriele/

Significato e dinamica sterttamente avvinti, Maruska è stata “l’idea del mondo” per tanto tempo, per tante persone, il racconto di Procida solo l’ennesima molla che ci ha fatto ricongiungere nel tempo.

*

Rintraccio Maru a Vigevano, venti giorni fa, come fossimo usciti cinque minuti prima a comprare le sigarette. Tra gli universi di dieci anni che si aggiornano, passa pure alla fine la mia antologia di racconti, una cosa in cui scopro esserci la lunga mano immaginale della sua presenza silenziosa.

geo4

*

Incarto le Geografie Fuori Luogo e glie le mando, venerdì scorso, lei comincia a leggerle stanotte e mi bombarda di epifanie, di letture intelligenti, di stralci blobbati coi suoi ricordi del mondo, Maruska fa letteralmente suo il libro, in un modo appassionato che ogni scrittore della domenica o meno ha sempre sognato, ogni cosa in formato sms fervente, tra le ventiquattro e le quattro di notte, come si diceva prima.

Adesso però, non so più che fare, io.

*

Sono le cinque e cinquanta e non riuscirò a dormire comunque, ho bisogno di muovermi, di farmi un altro caffè, di mettermi un maglione, di ricordarmi che ho un climatizzatore efficiente a portata di telecomando, di parlare qualche ora filata con qualcuno, di dire sempre la verità che mi appare e mi passa continuamente, di aggiungere la luce di certe preghiere laiche che sono al limite del credibile, ma anche soprattutto di scappare da tutto questo come fosse un incendio ingestibile, forse anche di spaccare qualcosa del mondo come appare, se solo ne avessi il maledetto coraggio.

Eppure dovrò inventare qualcosa che non so per aiutare Maru a rimanere ferma qui, in questa realtà, sul serio questa volta.

*

Fosse stato domani notte, Maruska se ne sarebbe andata a dormire presto e un’altra notte sarebbe successa. Sarebbe stata l’oscurità che precede un giorno di quelli da non credere, un giorno di debolezza indicibile in cui certe macchine la scrutano intimamente.

Quelle macchine hanno preso a bombardarla da un po’, con il tipico sadismo necerssario della Chemio.

*

“EL MUNDO NO TIENE OTRA ALTERNATIVA QUE SALVARSE”

(Cartello su una stazione di gasolina –

strada tra Santa Clara e cayo Las Brujas – Cuba)

 

12 risposte a “Geografie Live Night (sprofondare tra un racconto e un’amica)

    • ciao Rossa, si rischia di apparire retorici eppure è terribilmente vero, chi ha guardato o guarda in faccia la morte senza schermi acquista una vitalità e una profondità inattingibili altrimenti. Era buona la danza, si? 🙂

  1. Guardare in faccia una realtà tragica, la morte è terribile, ma ti amplia, ti dà una profondità che non potresti avere altrimenti.
    E’ così. Purtroppo, avrei scritto prima. Ora aggiungo anche “Per fortuna!” .
    Gelsybel (che conosce sulla sua pelle quello che sta dicendo!
    “…dovrò inventare qualcosa che non so per aiutare Maru a rimanere ferma qui, in questa realtà, sul serio questa volta.”
    Sì. Fallo.
    Ti abbraccio, Alex!

      • Guardare in faccia una realtà tragica e la morte mi ampliata, mi ha resa molto più profonda e molto più viva e consapevole.
        Io ho scritto ieri sera di un’esperienza a me accaduta in realtà, Alex. E l’ho fatto così, spontaneamente. Difficilmente parlo di me.
        Tu un po’ mi conosci.
        La chemio è una esperienza che ha reazioni diverse in persone differenti e forma talvolta alleanze “allegre” che aiutano.

  2. non so quanto sia vero che l’esperienza della morte – sta tutto nell’ossimoro – ci renda più percettivi, o più vitali e profondi. a volte accade e passa senza che s’impari poco e niente. Più vero mi pare quello che dice Arminio. *le vere confidenze nascono quando sappiamo spartirci la morte con lietezza* (anche senza lietezza, aggiungo io); in questo senso tu già sai trattenere Maru – che per te era già Veruska, non so se mi spiego -, dividete e poi unite. Di notte succede.
    Altra cosa è la chemio, quella è sofferenza così totalizzante che pensi solo a esistere, per la morte non hai tempo.
    Come lo scrivi bene.

  3. Pingback: La Necessità di un’Isola | aeroplanini _ liquidi·

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...